Come io vi ho amato...

La scodella di sr Caritą

«…e non sarà povero, infermo sia di corpo, sia di spirito, 
che non abbia a sperimentare la carità delle Vittime
dei Sacri Cuori di Gesù e Maria
» 
                              Dalle Regole delle Religiose dei Sacri Cuori 




                                                            La scodella di sr. Carità

            Il rigattiere si fermò in Via Rafastia, diede la voce con un verso alto e prolungato, e qualcuno scese a barattare: un sacco di cenci, una vecchia pentola di rame o di alluminio, la quale chissà quanti maccheroni aveva scodellato in vita sua; un vecchio ferro da stiro e un arrugginito monachetto, in cambio di oggetti d'uso per i mille bisogni d'ogni casa.
        Il treruote di Gennarino rigattiere - oh, il vecchio, romantico e ecologico carrettino d'una volta, tirato dal paziente somarello! - era stracolmo di piatti, secchi e pentole, e bacinelle e imbuti e setaccini e sottovasi, e di tutti gli altri mille piccoli oggetti e utensili di cui deve essere provveduta ogni diligente massaia nelle case di città. In campagna non è così, perché, ad esempio, il cavatappi o lo stura lavandino li puoi chiedere in prestito alla vicina di casa, siccome il rapporto di vicinato lì è diverso.
          Dalla «casa delle monache», nella stessa via, alla voce, ben nota di Gennarino, scese anche Suor carità, la quale, quella volta, barattò o acquistò, non vidi bene, una scodella bianca di plastica.
La scodella di Suor carità!
Suor Carità non è la virtù cristiana dell'amore che, per un vezzo tutto francescano, chiamano «sorella»; no, è proprio una piccola suora, in carne e ossa, che porta questo nome.
Il nome glielo impose la Madre Superiora quando, giovinetta - e ne son passati di anni! - offrì a Dio i suoi capelli neri, prese il velo, e si fece sposa di Gesù.
         Da allora, invece di avere un solo uomo, come le donne che vanno a marito, divenne sorella di tutte le persone.
        Il nome, alla suora, le sta bene, perché ha il compito di custodire la porta dell'Istituto, dedicato a Santa Teresa del Bambino Gesù.
         Quella porta è come un porto di mare per via dell' Asilo, delle Scuole Elementari e Medie, e del Collegio che ospita ragazze delle Superiori e dell'Università. Ci vuole, a quel posto, proprio una persona che abbia un po' di grazia, tanta pazienza e premura, e che, comunque, la carità - cioè quella buona accoglienza che rende gradevole una casa religiosa - la sappia fare, ma con tutti, i piccoli e i grandi, con le persone da bene e i balordi, e gli zingari e i petulanti.
        Tutti questi io li ho visti a quella porta.
         Quella suora, in verità, il nome lo porta bene, è come una bandiera, ché, diversamente, sarebbe consigliabile cambiarlo. E ciò per due ordini di motivi: prima, per coerenza e per non smentirsi; secondo, perché, se no, l'abito della carità le piangerebbe addosso, con grande disdoro delle consorelle, data la nostra abitudine a generalizzare...
Certo, fare la carità alla gente pulita e garbata, via, non costa niente; ma praticarla, senza mostrare sforzo e ripugnanza e con maniera, a persona che il bagno, ad esempio, non l'ha fatto mai in vita sua, e conosce solo l'acqua che Dio manda dal cielo; farla, la buona accoglienza, ai balordi e ai mentecatti, e agli affamati d'ogni pane, la cosa cambia aspetto: costa di più... Ma rende tanto!
          A tutti questi figli di Dio non pensa il mondo; ma essi indovinano sempre la porta d'un convento, la carità d'una sorella, che li serve con amore e li protegge, siccome la suora resta mamma e non sterile sorella!
         Discorso, quest'ultimo, un po' difficile e rischioso, che ti può attirare addosso qualche «scomunica» da parte di chi queste cose le sa, ma non le riconosce, se mai ti azzardi a fare in pubblico la difesa di questa... gente inutile! 
         In quella «casa delle monache» io ci vado spesso; ma quando vi capito dopo mezzogiorno o al pomeriggio e la porta resta chiusa, trovo sempre sotto lo stipite, allo stesso posto, sopra un pezzo di cartone, una... scodella bianca di plastica e un cucchiaio che - so anche questo! - ha una patina d'argento: quei cucchiaioni d'una volta, che ti prosciugavano in quattro prese una zuppiera. La forchetta, più raffinata, lui, il balordo di cui si parla appresso, non la sa usare.
         Si tratta d'un povero diavolo che, forse, una brutta malattia, in età giovane gli essiccò le meningi e lo ferì nell'anima, ma irrimediabilmente. Balordo, accattone e sozzo non ci nacque, ci divenne soltanto, per malattia, incuria o chissà perché.
          Nessuno lo accoglie e, forse, lui non cerca gli altri, incapace di avere comunione con alcuno; e vive solo, sotto un portone o in un'auto scassata ai bordi delle strade.
         Non parla con le persone, ha confidenza solo con Suor Carità che gli procura il cibo a mezzogiorno e un pezzo di pane per la sera.
         Ogni tanto, quando i pantaloni gli cadono a sbrendoli di dosso, la piccola suora gliene procura di buoni che egli va a mutarsi dietro a un'auto in sosta, perché Ricuccio - questo è il nome del balordo - ha un suo pudore. Non è scostumato, e non insulta alcuno per la strada; s'aggira per le vie, raccatta carte e cenci, razzola nei contenitori della spazzatura alla ricerca di cose commestibili, che ripone o porta in bocca. E vive in pace con se stesso!
          Esce dal suo riserbo, Ricuccio, e grida e diventa furioso, e pericoloso pei proiettili che spara all'impazzata, solo quando i monelli, che oggi hanno il motorino, gli «dan la baia» o lo sfiorano facendo carosello intorno, intorno.
           Allora, quella innocua creatura del buon Dio, con voce roca e minacciosa, più simile a un grugnito che a una voce, lancia grida e parolacce -le ha conservate ancora! - all'indirizzo di mamme e di sorelle degli sconsigliati, attingendo al ben noto frasario del suo ambiente.
Ricuccio, allora, alla suora che, richiamata dal trambusto s'affaccia alla finestra per allontanare i ragazzacci, disperato supplica: «Suora, vedete che mi fanno, fateli andare!» E chiede protezione.
           S'accantuccia allora sotto la finestra e sta sicuro: lo protegge la carità di Sr. Carità!...