Riflessioni

Cercatori di Dio: La sfida della fede

L’uomo, nella sua esistenza, si pone tante domande, ci siamo soffermati solo su alcune di esse. I cristiani, che amano la vita, perché Gesù è il Signore della vita, si chiedono quale testimonianza dare al mondo. Come possiamo rispondere alle domande che la gente ci pone?
Dio chi sei? Dove sei? Come possiamo vedere il tuo volto? E chi sono io? Quale rapporto c’è tra l’uomo e Dio?
Il cristiano è chiamato alla sfida della fede.
Già la vita richiede un atto di fede, ma questa fede deve aprirsi a Colui che ci chiama dal profondo di ciò che siamo e che ha fatto risuonare la sua voce nel tempo per ognuno di noi.
Credere è fidarsi di Qualcuno, rimettere la propria vita nelle mani di un altro, perché sia lui ad essere l’unico, vero Signore.
Fede è resa, consegna, abbandono, accoglienza di Dio, che si dona, non sicurezza o garanzia .
“Credere significa stare sull’orlo dell’abisso oscuro, e udire una voce che grida: gettati, ti prenderò tra le mie braccia!” (Kierkegaard).
Questo non significa essere irragionevole, ma porsi delle domande, non pretendere segni, ma credere nell’amore di Dio, che oltrepassa ogni nostra speranza.
Anche il credente vive l’inquietudine della ricerca di Dio, rinnovando ogni giorno il suo incontro con il Creatore, dissetandosi alle sorgenti della preghiera e nell’ascolto della Parola rivelata.
La fede vera si interroga in una ricerca onesta, capace di rischiare e di consegnarsi all’altro e che ha il coraggio di cercare incessantemente Dio.
Credere, allora è abbracciare la croce, non quella che avremmo voluto, ma quella che ci viene donata, per completare nel nostro corpo quello che manca ai patimenti di Cristo (cfr Col 1,24).
“Crede chi confessa l’amore di Dio nonostante l’inevidenza dell’amore, chi spera contro ogni speranza, chi accetta di crocifiggere le proprie attese sulla croce di Cristo, e non Cristo sulla croce delle proprie attese. Crede chi è stato già raggiunto dal tocco di Dio e si è aperto alla sua offerta d’amore, anche se non ha ancora la luce su tutto” (Lettera ai cercatori di Dio p 39).
La fede è udire la voce che parla nel silenzio, a volte delle notti buie, ma il cammino va rischiarandosi man mano dalla luce di Cristo, che si rivela nella Chiesa, suo corpo mistico, con la grazia che ci dà la forza di non addormentare le coscienze, di stimolarle ogni giorno in opere d’amore, in cui l’Amore si faccia visibile.
La fede non ci dà delle risposte già pronte, lasciandoci l’inquietudine della ricerca, ci dona la pace dell’incontro.
S. Agostino ci è di esempio con la sua vita inquieta e sempre in ricerca, ma giunge a dire: “Ci hai fatto per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (S. Agostino, Confessioni, 1,1).

Concludiamo la nostra riflessione pregando con S. Agostino:
Signore mio Dio,
unica mia speranza,
fa’ che stanco
non smetta di cercarTi,
ma cerchi il Tuo volto
sempre con ardore.
Dammi la forza di cercare,
Tu che ti sei fatto incontrare, e mi hai dato la speranza
di sempre più incontrarTi.
Davanti a Te sta la mia forza
e la mia debolezza:
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a Te sta la mia scienza
e la mia ignoranza;
dove mi hai aperto accoglimi nel mio entrare;
dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.
Fa’ che mi ricordi di Te,
che intenda Te, che ami Te. Amen!
(De Trinitate, 15,28,51)