Riflessioni

Cercatori di Dio: cercatori di pace e di giustizia

      Siamo desiderosi di pace e di giustizia con noi stessi, con gli altri e con il creato. Ogni giorno i giornali o la televisione ci presentano scene di violenza, di guerra e di sopraffazione. Perché l’ingiustizia continua a pesare su tante situazioni umane, negando la costruzione della pace?
Gesù risorto ha donato la pace. “Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la da il mondo io la do a voi” ( Gv 14,27).

Ma questa pace dobbiamo costruirla noi in un’opera quotidiana di solidarietà di fratellanza, di giustizia. Noi non possiamo certo mettere pace tra le nazioni o eliminare le violenze e le guerre, ma nel nostro quotidiano, nelle nostre fraternità, con le persone che incontriamo, possiamo intessere rapporti di amore ed essere veri costruttori di pace, operatori di giustizia di cui il mondo ha bisogno e che sono vere beatitudini.
“La pace è anche frutto dell’amore: la giustizia è condizione della pace, anche se da sola essa non basta, perché alla giustizia spetta rimuovere gli impedimenti della pace, come l’offesa e il danno, ma la pace stessa è atto specifico della carità. Essa si costruisce giorno per giorno con amore nella ricerca dell’ordine voluto da Dio e può fiorire quando tutti riconoscono le proprie responsabilità in ordine alla sua promozione “ (Lettera ai cercatori di Dio p. 30).
Oggi, in un mondo in cui la violenza dilaga, c’è bisogno di profeti disarmati, profeti che sanno testimoniare la forza dell’amore e del perdono, della solidarietà e della difesa dei più deboli, degli sfruttati, della difesa della dignità di ogni uomo, senza pregiudizi. E’ necessario essere veri costruttori di pace, operatori di giustizia, (non nel senso di giudicare gli altri o punirli, ma piuttosto prendere le difese dei deboli e dei poveri, di quelli che non hanno voce nella società, di quelli che vengono messi da parte nelle nostre comunità).
Oltre al rispetto per la vita in tutte le sue forme, e il rispetto della dignità della persona umana, un’altra forma concreta per costruire la pace, è il rispetto del creato.
Nel libro della Genesi (cfr Gen 1,28) Dio comanda all’uomo di “soggiogare” la terra e dominare sugli animali, intendendo con questi termini prendere possesso dell’ambiente e governarlo, rispettando l’ordine posto dal Creatore e sviluppando le potenzialità del creato, per il suo bene e la gloria di Dio.
Noi non siamo padroni del creato, siamo chiamati a collaborare con Dio nel portarlo a compimento, rispettando le leggi della natura, custodirlo e non sfruttarlo. Nel lavoro l’uomo realizza il compito del Creatore di custodire il creato.
Francesco, uomo pienamente pacificato, perché tutto di Dio, ha il cuore indiviso per cui ama tutti in Dio: è pacificato con se stesso, con le creature e con Dio, tanto da esplodere in quel canto di lode al Signore nel “Cantico delle creature” (FF ), è l’uomo nuovo, operatore di pace, di giustizia, rendendo ai poveri quello che è loro, vendendo tutto per darne loro il ricavato. E’ l’uomo pienamente evangelico che ridona dignità ad ogni uomo, superando il ribrezzo della vista dei lebbrosi, li abbraccia e li bacia, vedendo in loro il volto sofferente di Cristo.
Questo ci insegna che la pace e la giustizia si conquistano nell’amore, che richiede rinnegamento di se stessi, rispetto per il fratello, visto come dono e uno stile di vita sobrio e operoso.
La vera giustizia si pratica nell’obbedienza spirituale ai comandamenti di Dio, alla sua volontà. Gesù si oppone alla giustizia dei farisei, denunciando l’osservanza ipocrita di una religione umana e orgogliosa (Mt 23) e invitando i discepoli ad una giustizia che è fedeltà allo spirito della legge, che si pone sulla linea della volontà di Dio.(Mt 5,17-48; 6,1-18). Nelle beatitudini che ci presenta Matteo, la giustizia che bisogna desiderare e per la quale bisogna soffrire è la fedeltà ad una regola di vita.
Gesù è venuto a rivelarci il Padre, Dio giusto, ma la giustizia di Dio si manifesta nel dono della sua grazia e nella misericordia, nella fedeltà alla sua alleanza.
Quindi nella Bibbia, la giustizia presenta un duplice aspetto: l’uomo ha il dovere di compiere la giustizia, in senso interiore, come “adorazione in spirito e verità”, ma non può acquistare la giustizia con le proprie opere, ma la riceve come un dono della grazia.
La giustizia divina è innanzitutto misericordiosa fedeltà alla sua volontà di salvezza, ed esige dall’uomo la stessa giustizia.
E Gesù ci fa pregare il Padre: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, perché la giustizia del Padre si compia, attraverso di noi anche sui nostri fratelli (cfr “Dizionario di teologia biblica” alla voce “giustizia”).
Ci interroghiamo su che giustizia operiamo noi verso i nostri fratelli, verso i poveri.
La giustizia che è venuto ad insegnarci Gesù, non si limita ad evitare il male, ma fa il bene verso tutti, anche i nemici; non solo fugge l’omicidio, ma promuove la vita; non solo si astiene dal furto, ma condivide ciò che possiede.
La giustizia è libertà perché la vera libertà coincide con la nuova legge della carità.
Lo Spirito ci rende liberi dall’egoismo, padroni di noi stessi, capaci di osservare i comandamenti di Dio per amore e ci dispone ad accogliere gli inviti personali che Dio ci rivolge, ci conduce a fare di noi stessi un dono totale nella carità.
“La nuova legge è la stessa grazia dello Spirito Santo” ( S: Tommaso D’Aquino, “ Summa Teologica”).
“Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”(Mt 5,9).
I cristiani con impegno perseverante edificano la pace, che nasce dall’amore del prossimo, come immagine, anticipo e profezia di quella del Regno di Dio.
Testimoni operosi e credibili di Cristo “nostra pace”(Ef 2,14), gli consentono di manifestarsi come Salvatore presente nella storia fino a quando giungerà il compimento completo e definitivo.