Riflessioni

“La croce, cuore della vita di Paolo e del suo annuncio”

“Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12, 9).
(diap. 2) Vorrei cominciare il nostro incontro da questa risposta “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12, 9) di Gesù a san Paolo che aveva chiesto che fosse allontanata da lui “la spina nella carne”, perché vedeva in essa un ostacolo al suo apostolato. Cos’era quella spina? E perché ho voluto prendere proprio questa espressione per iniziare il nostro incontro sebbene il nostro punto di riferimento è 1Cor 1, 18-25?
Comincio a rispondere alla seconda domanda: penso che questa risposta di Gesù contenga la chiave di lettura per introdurci nell’argomento e a farci capire meglio il posto che la Croce occupa nella vita di Paolo. Per quanto riguarda il significato della spina, dobbiamo rifarci agli Atti degli apostoli (diap. 3) , ma anche le lettere dove Paolo si abbandona ai ricordi autobiografici, ci rendiamo conto che probabilmente si potrebbe trattare di quella serie di insuccessi, di oltraggi, persecuzioni, angustie, ingiurie, invidie, tensioni incessanti che mettevano alla prova la sua fede, la sua autostima, il suo desiderio di corrispondere pienamente alla missione che il Signore gli aveva affidata.
Una cosa è certa, di qualsiasi cosa si sia trattato lo ha punzecchiato fino a fargli prendere coscienza delle sue “debolezze”.
Già da qui possiamo prendere un insegnamento per noi: gli ostacoli che tanto ci contrariano sono in realtà circostanze favorevoli perché la potenza divina, che è potenza di amore, si manifesta per mezzo di essi. Naturalmente troviamo la capacità di perseverare nelle difficoltà grazie all’ incontro con Cristo nella preghiera. Quell’incontro è il kairos, il luogo favorevole in cui siamo ricolmi dell’amore del Padre, quell’amore che Egli ha voluto manifestarci attraverso il Figlio suo Gesù: un amore crocifisso, un amore cioè capace di rinunciare a sé per donarsi completamente all’altro, un Amore che non si basa sulle certezze umane di capacità intellettive o fisiche, di conoscenza o di intelligenza, di ricchezza o di potere, ma che si fonda sulla capacità di volere il bene dell’altro. Ho voluto cominciare da questo invito di Gesù ad “accontentarci” della sua grazia, perché questo ci aiuta non solo ad accettare e accogliere le debolezze, le fragilità, i limiti, ma anche perché come dicevo prima, parlare di croce ci riporta proprio alle piccole croci quotidiane con le quali siamo chiamati a confrontarci per crescere non solo nella fede, ma anche nei rapporti, nelle relazioni tra noi. Il testo proposto come punto di partenza è preso dalla prima lettera ai Corinzi, brano che ascolteremo per intero solo alla fine di questo nostro incontro. Probabilmente mi direte che la cosa suona un po’ strana, ma ne capirete la motivazione alla fine (almeno lo spero!).

(diap. 4) Vogliamo in questo nostro incontro cercare di capire come Paolo si rapporta con questo mistero d’amore divino che è la Croce fermandoci su tre aspetti:
1. il posto che la croce occupa nella sua vita e nella sua predicazione,
2. quali sono le risposte che egli dà agli uomini del suo tempo, riguardo alla sofferenza e a questo Dio che si fa mettere in croce per l’uomo,
3. come dobbiamo rapportarci noi con questo grande mistero-dono che è la Croce di Cristo.

Tutti avete certamente udito il brano del Vangelo (Lc 14, 27-35) dove Gesù appena dopo aver affermato “Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo” afferma “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Bene, perché non ci capiti di ritrovarci nella situazione di non poter finire il lavoro a causa della debolezza delle fondamenta, penso che prima ancora di vedere che posto occupa la croce nella vita di Paolo, sia doveroso renderci conto se quando sentiamo parlare di croce pensiamo tutti alla stessa cosa, altrimenti rischiamo di fare come lo stolto che costruisce sulla sabbia, magari anche senza aver scavato e gettato le fondamenta a sostegno della costruzione stessa.

Cos’è la Croce? (diap. 5)
Il dizionario la definisce come:
• un antico strumento di tortura, formato da due pali fissati trasversalmente
• cosa, segno o gesto che riproduce la struttura di due bracci posti trasversalmente
• tormento
• disgrazia situazione dolorosa o difficile da sopportare
• segno di debolezza
Ho chiesto ai ragazzi del gruppo giovani della mia parrocchia cosa intendono loro quando parlano di croce nella loro vita e perché? (Diap. 6) Le risposte sono state esattamente quelle che immaginavo: si pensa al dolore, al dispiacere, a qualcosa di atroce e di poco piacevole, fa venire in mente tanti momenti di sofferenza personale o di persone care, fa pensare anche a persone che si sopportano malvolentieri, la cui presenza pesa, il cui modo di fare non piace, ma … la croce commuove anche! Avrei voluto farvi ascoltare con quanta rabbia una ragazza che si definiva atea e che era arrabbiata con la chiesa perché non le permetteva di sbattezzarsi, mi disse una volta: “sono arrabbiata col tuo Dio perché ogni volta che vedo un crocifisso non mi lascia indifferente, mi commuove e questo non è giusto, perché non mi lascia libera…” (diap. 7)

Penso che se chiedessimo a un cristiano adulto nella fede ci direbbe che la Croce è (diap. 8):
manifestazione suprema dell’inesauribile e gratuito amore del Padre verso di noi: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Gv 3, 16. Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i Suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1)
rivelazione del volto misericordioso di Dio: Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”. (Lc 6,35-38)
diap. 9
segno della liberazione dal peccato grazie al sacrificio di Gesù: Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero» (Gv 8,36). «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32. «La legge dello Spirito che dà la vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte» (Rm 8,2).
contrassegno del discepolo di Gesù “: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” Mc 8, 34-35 (Mt 16,24); “chi non prende la sua croce e mi segue non è degno di me” (Mt 10, 38)


(diap. 10): Da quanto detto emerge che il sentir parlare di croce o il fermarci davanti ad essa fa nascere nell’uomo sentimenti contrastanti:
 Ribellione (non è giusto!Non accoglienza di ciò che è fuori dai miei schemi)
 Repulsione (rifiuto della sofferenza)
 Delusione
(diap. 11): Ma anche:
 amore
 stupore
 speranza
 gratitudine
 compassione