Riflessioni

Incontro con le suore a Roma, per l’animazione da tenersi in Castellammare di Stabia: Settimana santa


• Settimana santa

COME UNA SUORA DEI SACRI CUORI VIVE LA SETTIMANA SANTA?
Per noi chiamate ad avere sempre gli occhi rivolti a Gesù, Vittima di amore, è un tempo santo da vivere nella vera intimità con Gesù, in un grande silenzio, per permettere alla Parola di incontrarci, penetrarci ben addentro e plasmarci e consentire che il Mistero di morte e risurrezione di Gesù ci avvolga per essere creature nuove, rigenerate dall’amore di Dio.
Viviamo la settimana santa confrontandoci anche con le parole del Fondatore contenute nelle Regole: chiamate alla più intima ed amorosa sequela di Gesù crocifisso, lo seguiranno dappertutto, coraggiose s’avanzano per la via del Calvario, salgono animose l’altare della croce, l’abbracciano strettamente al loro petto, si sforzano a penetrare nell’intimo di quella Vittima infinita, ed esclamano voler essere chiamate ed addivenire vere vittime del Sacro Cuore di Gesù (cfr RR 8).

SEGUIRE GESÙ
Ascolteremo già da oggi l’invito di Gesù: Alzatevi, andiamo. Sono le parole che Gesù pronuncia dopo l’agonia nell’orto del Getsemani e che l’evangelista Marco presenta quale sintesi della preghiera di angoscia che il Figlio di Dio ha rivolto al Padre.
Nell’orto degli ulivi Gesù è stato preso dalla tentazione di abbandonare la croce, di allontanarsi da cammino del Golgota, di gettare la spugna dell’amore grande che Egli era stato chiamato a donare in maniera gratuita e incondizionata agli uomini. Ha chiesto ai discepoli di condividere quell’ora di estrema preghiera, di supplica accorata al cospetto del Padre, ma gli occhi dei suoi sono stati appesantiti dalla tristezza, dall’incapacità, dalla debolezza dell’uomo di portare il passo dell’amore misericordioso del Cuore di Cristo. Pietro, Giacomo e Giovanni, invece di entrare nel mistero della Sua preghiera, si sono addormentati mentre lui, per ben tre volte, si è gettato a terra e ha supplicato che quel calice amaro gli fosse allontanato. Gesù era ben cosciente di dover bere il calice e di doverlo bere fino alla feccia: il calice della volontà del Padre, il calice dell’amore gratuito e incondizionato, quel calice del servizio e del dono. Gesù viene abbandonato dai discepoli, anche dai tre prediletti, ma si consegna totalmente al Padre e sceglie di compiere fino in fondo la Sua volontà: “Non come voglio io ma come vuoi Tu”.
L’invito rivolto ai discepoli dal Divin Redentore “Alzatevi, andiamo” sono le parole di un uomo che ha consegnato totalmente la Sua vita a Dio, lasciandosi abitare dalla grazia dello Spirito Santo, plasmare negli occhi, nel cuore, nei gesti da quell’amore di misericordia che significa coraggio, dono incondizionato e totale e che traduce la volontà decisa di amare gli uomini fino alla fine. Un amore questo che soltanto il cuore di Dio Padre può infondere al nostro cuore perché nessuno può amare di amore di carità se non è infiammato dalla grazia del Paraclito. “Alzatevi, andiamo” ormai Gesù è convinto che quella è l’unica strada per realizzare il Suo essere Figlio di Dio, come anche il Suo essere uomo, il Suo essere figlio di Maria, perché in questo l’uomo realizza se stesso, soltanto nell’obbedienza incondizionata alla Parola di Dio, attraverso i segni che egli lascia nella storia di cui l’uomo deve riuscire a leggere la vestigia, le orme di questo Dio che mai Lo lascia e Lo abbandona.
Gesù dice “Alziamoci, andiamo” e va verso il Calvario e noi, come i discepoli andiamo invece nel lato opposto, ci ritiriamo, ci nascondiamo, come Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Incapaci di portare il passo con il Divin Redentore. Questo lo vediamo già nell’orto del Getsemani, i soldati vengono per catturare Gesù, mentre i discepoli che dovrebbero stargli vicino, si allontanano perché non hanno il coraggio e la forza.
Noi Religiose dei Sacri Cuori chiamate ad abbracciare la croce quale talamo nuziale del nostro Sposo Gesù (cfr RR 19), purtroppo fuggiamo proprio quando ci viene data la possibilità di vivere con Cristo la fecondità della sofferenza. La forza di accogliere la croce la troviamo nello stare raccolte nel Cuore squarciato di Gesù e lì imparare a dire il nostro Eccomi così come lo ha pronunciato Gesù, in tutta la sua vita.
Vivere la settimana santa è stare in silenzio nel Cuore di Cristo, gustare la dolcezza di quel santuario, sentire i suoi palpiti d’amore e voler morire d’amore come lui, essere incenerita vittima d’amore.

• Missione

Tutto quanto abbiamo considerato diventa trampolino di lancio per la nostra missione e nell’ imminenza per l’ impegno che abbiamo preso: l’animazione delle parrocchie in Castellammare di Stabia.
Tutto facciamo con docilità e amore.
Desideriamo far conoscere il nostro padre fondatore agli stabiesi, che, dal 1850 al 1878, furono oggetto delle sue paterne cure, del suo amore che attingeva dal Cuore di Cristo.
Madre Maricla