Riflessioni

Chiamate alla comunione - II parte

Ieri abbiamo parlato di come la Parola è comunione e che se accolta è capace di scardinare le mie sicurezze e rivelare la verità su me stessa senza maschere e il presupposto per creare una comunione fraterna sull’esempio della SS Trinità è il comunicarsi senza veli e senza paura di non essere capiti o di essere giudicati.

Oggi parleremo di come l’uomo si pone di fronte a Dio che parla e quali sono le mediazioni che Dio adopera per farci conoscere la sua volontà.

Di fronte alla Parola di Dio, l’atteggiamento da tenere è quello di una grande umiltà, di contemplazione e di stupore, che si traduce in “obbedienza della fede”(DV5). Come S. Francesco che, ascoltando il Vangelo della missione dei discepoli, che Gesù invia senza bisaccia e senza sicurezze umane, dice: “questo io voglio, questo io desidero fare con tutto il cuore”, aderendo totalmente alla volontà di Dio su di lui.
Mons. Petagna, nelle Regole al n° 53 dice:
“in vista di tanta diffusiva bontà, di così sviscerato amore, di tale generosità infinita, non è da meravigliarsi se molte anime, ferite nel cuore da tanta dilezione,…si danno a servirlo con grata corrispondenza e non avendo altro di proprio che la libera volontà, di questa gli fanno interamente dono spontaneo, sottomettendosi a chi fa le sue veci in terra col santo voto dell’obbedienza.”
L’obbedienza religiosa, scaturisce, quindi da questa grata corrispondenza all’infinito amore di Dio.
Dice Padre Corrado Gneo nella “Forza liberante dei voti” (pag.89-90): “L’obbedienza non è un dovere, né un peso, tanto meno un legame fastidioso, ma solo l’esplosione di grata corrispondenza di sentirsi comprese nell’alleanza e nell’affetto”, cioè di essere amate e redente da Cristo. “Il voto-virtù dell’obbedienza consiste nel fare liberamente e con gioia, dono deliberato della propria volontà… è un olocausto, che brucia in onore di Dio tutto di sé-offerto-vittima”.

Cristo è l’unico mediatore tra il Padre e l’uomo, ma vuole servirsi anche di mediazioni umane, fragili e imperfette, ma pur mediazioni da Lui volute.
Nel Vangelo ci sono tanti esempi di mediazioni umane. Lo abbiamo visto anche nelle letture della liturgia odierna:
Eli è il mediatore della voce di Dio per Samuele, e lo stesso fa Giovanni Batista con i discepoli e Andrea con il fratello Simone.
La mediazione umana è importante, ma questa mediazione deve lasciarsi condurre dallo Spirito e additare il mediatore per eccellenza, Cristo Gesù.
Il documento:”il servizio dell’autorità e l’obbedienza, al n°11, dice:
“Si aderisce dunque al Signore quando si scorge la sua presenza nelle mediazioni umane, specie nella Regola, nei superiori, nella comunità, nei segni dei tempi, nelle attese della gente, soprattutto nei poveri; quando si ha il coraggio di gettare le reti in forza “della sua Parola”(Lc 5,5) e non di motivazioni solo umane; quando si sceglie di obbedire non solo a Dio bensì anche agli uomini, ma in ogni caso per Dio e non per gli uomini”.
Mediazione umana è anche della Chiesa nella persona del Papa e dei pastori, quando ci danno delle direttive sulla nostra vita di cristiani e di consacrati.
Quante volte abbiamo ascoltato e ci siamo soffermati sulle parole di Giovanni Paolo II nella NMI 43 quando parla della spiritualità della comunione. Facciamo risuonare ancora queste parole, chiedendoci:
- Colgo la luce della SS Trinità sul volto della mia sorella?
- Sento la sorella come una che mi appartiene?
- Condivido le sue gioie e le sue sofferenze?
- Offro una profonda amicizia?
- Vedo ciò che c’è di positivo nell’altro e lo accolgo come dono di Dio?
- Faccio spazio alla sorella?
-
E “Ripartire da Cristo” al n°29, conclude: “senza questo cammino spirituale, a poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione”.
“Vita consacrata”, presentando questa forma di vita come “segno di comunione nella Chiesa”, ha evidenziato tutta la ricchezza e le esigenze della vita fraterna.
Un’altra forma di mediazione è quella del Fondatore, del carisma, della regola di vita alla quale siamo chiamate.
Per S. Francesco è stato un dono avere dei fratelli e nella Regola non bollata e nel Testamento esorta, secondo il Vangelo: “amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’ amore che avete nel cuore dimostratelo al di fuori con le opere”(Ts 59) e con fiducia l’uno manifesti all’altro le proprie necessità affinché ognuno riceva e serva ciò che è necessario” (Rnb 9,10).
Mons Petagna, nelle Regole al n°44 e 45, ci indica come modello la S. Famiglia di Nazaret e se “ ogni cosa è ben regolata e disposta da una sola volontà di un capo… non può fare a meno di vedersi una dolce unione di pensieri, di affetti, un prodigarsi sollievo, aiuto e conforto a vicenda, né potrà mai raffreddarsi e perciò indebolirsi il nodo che le stringe forte in questa ammirabile unione perché vogliono essere imitatrici dei Sacri Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria” (RR47).
Queste mediazioni sono da noi accolte con maggiore disponibilità che non quelle delle consorelle, forse perché ci lasciamo condizionare da “sentimenti umani”.
In primo luogo la Madre media ancora la Parola di Dio, incarnata nel carisma dell’Istituto, e ha il compito-dovere di aiutare e guidare al discernimento della volontà di Dio, nella nostra Congregazione qui e oggi.
Le indicazione della Madre in quest’anno 2008-2009, come sappiamo sono indirizzate soprattutto alla costruzione della fraternità locale e nella lettera programmatica, alla pag 2-3 ci esorta a soffermarci nella preghiera, a “guardare singolarmente le consorelle e a trovare in ciascuna la bellezza che ha attirato lo sguardo di Dio, diventando preziosa ai suoi occhi, di non meravigliarci se nelle nostre fraternità si verificano incomprensioni, discussioni, … cerchiamo di creare spazio dentro di noi” . Con S. Paolo diciamo: “La carità non abbia finzioni… siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli…” (Rm 12,9-16), pronte ad accogliere, perdonare, ascoltare, perché amate e redente da Cristo.
La responsabile di comunità, è anch’essa mediatrice, perché animatrice spirituale della fraternità, deve aiutare nel discernimento del cammino che si compie insieme. Non dobbiamo stare a guardare alla persona, che può avere i suoi limiti, come tutte, ma non c’è autorità che non venga da Dio. Anche ciascuna consorella può essere mediatrice per l’altra della Parola e della volontà di Dio, perché Dio parla anche attraverso la più piccola e l’ultima (quella che noi riteniamo tale). Dio non scelse forse Davide, il più piccolo e insignificante dei figli di Iesse? Ciascuna di noi è preziosa agli occhi di Dio, perché redenta dal Sangue del suo Figlio.
Chiediamoci allora:
-Riconosco e accetto le mediazioni umane e in che misura?
-Riconosco che Dio mi parla anche attraverso persone che io non immaginavo neanche?
S. Francesco parla della sua conversione attraverso l’incontro con il lebbroso. Lui, che Francesco fuggiva, perché ripugnante, senza saperlo, e stato il mediatore della volontà di Dio.