Riflessioni

Riflessioni su RR 36

 
“Prima di essere una costruzione umana,la comunità religiosa è un dono dello Spirito.
Infatti è dall’amore di Dio diffuso nei cuori per mezzo dello Spirito che la comunità religiosa
trae origine e da esso viene costruita come una vera famiglia adunata nel nome del Signore.
Non si può comprendere quindi la comunità religiosa,senza partire dal suo essere
dono dall’Alto,dal suo radicarsi nel cuore stesso della Trinità santa e santificante, che la
vuole parte del mistero della Chiesa,per la vita del mondo.”(Vita fr. in com. n. 8)

Per fede dobbiamo accogliere e custodire il mistero del nostro essere famiglia costituita
dallo stesso Spirito Amore perché viviamo la nostra vocazione in comunione con Dio Trinità e con gli altri uomini,nostri fratelli. Siamo solite cantare,infatti,nelle nostre liturgie:”Ci ha riunite tutte insieme Cristo Amore;godiamo esultanti nel Signore…”

Sia nella nostra preghiera personale che in quella comune dobbiamo sentirci profondamen-
te prese dalla convinzione che siamo state riunite dall’Amore e di ciò dobbiamo godere ed esultare.
Questa presa di coscienza ci aiuta certamente ad essere scambievolmente più accoglienti e misericordiose.

La famiglia delle “RELIGIOSE DEI SACRI CUORI” è nata dal cuore zelante del
Venerabile Francesco Saverio Petagna, Vescovo di Castellammare di Stabia,Diocesi che governò con saggezza , amore e dedizione.
A questa Congregazione egli consegnò una Regola di vita perché i membri vivessero la consacrazione a Dio nella spiritualità ad essa propria: quella della vittima d’amore in unione a Gesù,VITTIMA offerta al Padre per amore degli uomini.

Nella odierna riflessione vogliamo approfondire il n. 36 del suo trattato spirituale: le Regole.
Questo articolo inizia con le parole “per tal modo”, cioè “per questa ragione”.
Chiaro che il motivo va cercato negli articoli precedenti.

Alla famiglia religiosa ,alla quale ha dato vita, dà il titolo di “Vittime dei Sacri Cuori di
Gesù,Giuseppe e Maria”, ma dall’inizio delle Regole ha sempre parlato di “Vittime del Sacro
Cuore”

Lo scopo era ben preciso.

“Volevamo far ben rilevare,egli dice, che l’unico oggetto, il quale deve avere ampio possedimento del cuore delle Vittime, è l’adorato Cuore di Gesù ed i Cuori di Giuseppe e di Maria sono da considerare come mezzi di aiuto e di stimolo fornitici da Dio a poter sempre più e meglio avvicinarci, penetrare ed innestarci nel Divin Cuore adorabile del Redentore. Sono tali le amabili doti e sante virtù di Maria e Giuseppe e siffattamente i loro cuori battono all’unisono con quel di Gesù che dir si possono un sol cuore ed un’anima sola per cui non si può guardare dentro il Divin Cuore dell’Umanato Verbo ed esserne presi d’amore,senza anche vedervi vivamente effigiati e parimenti amare i Sacri Cuori della Santissima Vergine Maria sua Madre e di S. Giuseppe suo padre putativo”.(RR 34)


Altro motivo,espresso nell’articolo 35, è stato l’aver consacrato, nel marzo 1871, la Diocesi ai Sacri Cuori di Gesù,Giuseppe e Maria.
Così egli si esprime: “Maturò nell’animo mio il disegno che le sacre vergini del novello Istituto
potessero intitolarsi ai tre Sacri Cuori: quello di Gesù, VITTIMA d’infinito amore,nella quale sola
debbono trasformarsi quelle Vergini <vittime> e quei di Maria e di Giuseppe,che sono copie le più perfette del DIVINO ORIGINALE,presentano più agevole la via per avvicinarsi a Quello col giungere al desiderato compimento di stretta ed amorosa unione delle dilette spose col loro Sposo Gesù”.

Ecco il modello di vita che addita alle sue figlie il Venerabile Mons. Francesco Saverio
Petagna : la Santa Famiglia di Nazaret.

Nella casa di Nazaret non c’è nulla che possa rompere l’armonia; tutto è regolato dall’accoglienza della volontà di Dio. Qui si impara ad osservare,ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso della manifestazione del Figlio di Dio
semplice,umile e bella; qui si impara ad imitare i tre, la Trinità della terra,che ci ritraggono la
Trinità del Cielo. Qui si impara il metodo che ci permetterà di conoscere chi è Gesù Cristo. A questa scuola comprendiamo il perché dobbiamo tenére una disciplina spirituale se vogliamo vivere secondo il Vangelo ed essere vere discepole del Cristo.

Dovremmo ardere dal desiderio di metterci a questa umile e sublime scuola !

Nella casa di Nazaret si respira un profondo silenzio, atmosfera indispensabile dello
Spirito; è nel silenzio che Dio fa sentire all’anima la Sua Presenza .Essa ha tutto l’aspetto di una casa di ritiro e di accoglienza per il raccoglimento e la preghiera. L’unico rumore era a volte quello del lavoro fatto dagli strumenti di Giuseppe, che poi era fatto con tanta fede e devozione che sembrava un canto di lode al Signore.

Di Giuseppe i Vangeli non tramandano una sola parola. Gli Angeli parlano a lui, recando messaggi; lui risponde solo con le opere. Egli non andò a predicare,ma restò nel silenzio a lavorare e ad ascoltare la voce di Dio. Noi sappiamo ciò che fece,ma non ciò che disse; del resto è molto più importante il fare che il dire. Giuseppe potrebbe essere chiamato il patrono dei contemplativi,perché nel silenzio,stando alla presenza di Gesù, ascoltava da Lui tante parole e contemplava il volto dolcissimo di Dio.

E’ questo il clima che deve regnare nella casa delle VITTIME; sono questi i modelli che
esse devono tenersi sempre dinanzi agli occhi come specchio terso e vivido di purissima luce.
E’ dono dello stesso Mons. Petagna l’icona,che oggi possiamo contemplare in questa
Casa di Salerno e che riproduce i tre Sacri Cuori nell’atto dello scambio dei cuori in segno di stretta unione fra loro. Un significativo particolare è rappresentato dalla presenza di una Religiosa in atteggiamento di offrire il suo cuore a Gesù.

Queste VITTIME dunque dovrebbero applicarsi con vero impegno e magnanimo ardore ad
imitare le sode virtù,che risultano chiare e risplendenti in quei santi personaggi.

Questo invito deve essere un impegno per ciascuna di noi e per ogni nostra fraternità!

Mons. Petagna ci vuole seriamente e nobilmente impegnate, coraggiose e forti nell’imitare
le virtù,che risultano chiare ed eccezionali in quei santi personaggi.

Impareremo da Gesù,Maria e Giuseppe la virtù dell’obbedienza libera, gioiosa e filiale, come adesione alla volontà di Dio. Essi danno un senso nuovo all’obbedienza.

* Quando Gesù sta per entrare nel mondo proclamerà la sua piena disponibilità al Padre dicendo:”Ecco io vengo,per fare o Dio,la tua volontà” (Salmo 40)
* A 12 anni,quando già si poteva considerare emancipato dai genitori,Gesù torna a Nazareth e si pone docilmente a disposizione di Maria e di Giuseppe. (Lc 2,51) Più tardi, durante la predicazione dirà:”Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato”(Gv 4,34).

* Simile a quella di Gesù è l’obbedienza di Maria.
Infatti,quando Dio la invita,attraverso l’Arcangelo Gabriele ad essere madre del Salvatore, risponderà con un “sì” pieno di umiltà e disponibilità: “Eccomi,sono la serva del  Signore, avvenga di me secondo la tua parola”. (Lc 1,38)

* S. Giuseppe è preoccupato perché Maria,sua promessa sposa,ha concepito; ma alla voce di Dio che gli rivela che: “quanto è nato in lei è opera dello Spirito Santo” obbedisce incondizionatamente.
Quale testimonianza di obbedienza ci dà la Santa Famiglia!

Specchiamoci, inoltre, nella povertà di questi tre modelli.
* La nascita di Gesù è avvenuta in un tugurio che neanche Gli apparteneva.
La casetta di Nazareth che essi abitavano era tra le più povere di Israele, ma era ricca di
fede,di amore,di pace e di gioia. Entrando ,troviamo che lì c’era solo il necessario per vivere. Maria e Giuseppe ci insegnano che a Dio non interessano le nostre cose,ma le nostre anime e ancora che tutto ciò che abbiamo è dono gratuito di Dio. Di nostro abbiamo solo i peccati!
Gesù, Maria e Giuseppe avevano il cuore libero dai beni terreni per meglio possedere,
contemplare e gustare i beni soprannaturali ed eterni.

All’inizio della sua predicazione Gesù dirà: ”Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo”. (Mt 8,20)

Per vivere la povertà di spirito come quella delle tre beate persone,è importante usare le cose con sobrietà,saggezza e rispetto,perché sono dono di Dio. Nell’articolo 19 delle Regole leggiamo:”…pesate le terrene cose con la bilancia dell’eternità…reputato come abominevole immondezza gli onori,i beni,i piaceri di quaggiù,ad altro non aspirano che a fuggire il mondo per far lucro (guadagno) di Gesù Cristo”.

* Specchiamoci, ancora, nella castità che hanno vissuta i santi personaggi propostici come
modelli.
La legge dell’amore dice:”Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Era questa una legge meditata,amata e vissuta in pienezza nella casetta di Nazareth.
Sappiamo che quando si ama veramente qualcuno,con il pensiero e la volontà si cerca di stare vicino alla persona amata e nel cuore non c’è posto per altri.

Gesù,Maria e Giuseppe avevano Dio nel cuore,nella mente e in tutte le azioni della loro vita
per cui non c’era posto per ripiegarsi su pensieri,desideri o cose poco degne della presenza viva del
Signore. Vivevano la grande realtà del regno dei cieli. E Gesù,che per trent’anni aveva vissuto questa realtà, la proclamerà solennemente all’inizio della predicazione dicendo:”Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.

Avere un cuore puro e casto significa essere limpidi e trasparenti nei pensieri e nelle azioni.
La rettitudine e la sincerità erano valori radicati così profondamente nel cuore di quelle sante persone che il fango delle passioni e delle impurità non le sfioravano minimamente. La loro vita era calma e serena perché erano come immersi nel cuore di Dio, che rende tutto bello e tranquillo, anche quando intorno imperversa l’iniquità.
La loro casetta era spoglia di bellezza materiale,ma era risplendente di gioia pura e santa.

E ancora: quale insegnamento essi ci danno nell’esercizio delle virtù teologali!
La Fede consiste,prima di tutto,nell’accogliere Dio con il cuore e con la mente. L’autore della lettera agli Ebrei,dice che “la fede è sostanza di cose sperate e convinzione di cose che non si vedono”. (11,1) “La fede è decidere di stare con il Signore per vivere con Lui”. (Benedetto XVI –La porta della fede n. 10). Chi più di Maria e Giuseppe sono vissuti così?
Il popolo ebreo aspettava un liberatore dalla schiavitù dei romani; Maria e Giuseppe,invece
attendevano un Salvatore che doveva rinnovare spiritualmente il mondo.

La Speranza,per la S. Famiglia, era vedere tutte le cose con gli occhi di Dio e guardare Dio come fa il pellegrino,che sempre pensa alla meta da raggiungere senza stancarsi mai.
-Anche noi, a loro imitazione, vogliamo vivere la speranza nel nostro camminare tranquillo e
spedito verso la meta,sapendo di raggiungere il Bene,il solo Bene,il Tesoro che ci spetta, nella
certezza di non essere sole,ma di avere come compagno di viaggio Colui che è Padre buono e generoso.

Nascendo da una creatura e collocandosi tra gli uomini Gesù ha voluto fondare un regno
di amore,perché tutti imparassero ad amare Dio e ad amarsi tra di loro.
Quando Gesù è nato ha trovato accanto a sé Giuseppe,preoccupato di trovargli un posto decoroso e,non trovandolo ,si è accontentato di circondarlo di tanto affetto e tenerezza che valevano più di tanti palazzi d’oro. Maria,dal canto suo,ha accostato il neonato al suo cuore per fargli sentire tutti i palpiti del suo amore.

Ecco i vostri modelli, ci dice ancora il nostro amato Mons. Francesco Saverio Petagna e ce lo esprime con le parole della lettera per gli esercizi spirituali del 1875:
“Sebbene tutte le religiose fossero tali (anime adoratrici e riparatrici) voi però siete chiamate e dovete essere VITTIME per amore;né questo può aversi senza un continuo sacrificio di tutte voi stesse”. (LES)

Le virtù della Santa Famiglia,riflesse nel cuore delle Vittime,vi formeranno somigliantissima e santa immagine della beata unione in terra di quei tre sacratissimi Cuori.

E’ desiderio di un padre amoroso che le sue figlie si specchino nei modelli della Santa Famiglia e siano il più possibile impegnate ad esercitare le loro virtù.
Nostro dovere è “applicarci con serio impegno e grande ardore ad imitare le sode virtù che risultano chiare e risplendenti in quei santi personaggi”.
Lasciamoci lavorare dallo Spirito Santo, Cuore sostanziale della Santissima Trinità,che discendendo in ogni petto delle “vittime”,ne prende ampio possesso e ne investe ogni fibra; sarà,allora,sempre un compatirsi a vicenda,un perdonarsi scambievolmente i difetti,un prodigarsi sollievo,aiuto e conforto.Né potrà mai raffreddarsi e perciò indebolirsi il nodo che le stringe forte in questa ammirabile unione,perché esse si chiamano e vogliono essere infatti le Vittime imitatrici dei Sacri Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria ”. (RR 47)

Salerno, 17 marzo 2013