Riflessioni

La ricerca del sapere in Monsignor Petagna

 “La natura intellettuale della persona umana raggiunge la perfezione mediante la sapienza, la quale attrae con soavità la mente a cercare e ad amare il vero e il bene, e quando l’uomo ne è ripieno, lo conduce attraverso il visibile all’invisibile” (Gaudium et spes n. 15).

Il sapere è un interrogare continuo che ha come obiettivo di ampliare le proprie conoscenze ed avvicinarsi alle conoscenze divine; è un andare alla ricerca della verità e l’uomo per natura mira alla conoscenza e a superare l’ignoranza.

Mons. Petagna nella Scienza Cattolica esplicita chiaramente queste affermazioni : Noi vogliamo sempre salire, sempre crescere, sempre estenderci sino a che non abbiamo raggiunto uno stato senza limiti, senza termine.. Questo continuo cercar l’infinito, che fa l’uomo per istintivo sentimento dell’animo, e questo continuato smarrirsi in quella ricerca, ci manifesta chiaramente che non la limitata ragione da sé, ma la sola fede poteva introdurci a quell’oggetto infinitamente superiore alla natura dell’uomo (SC p. 95)….Solo nella fede la scienza trova solidità di principi e valore scientifico, acquista elevatezza sublime perché s’incontra con l’infinito a cui aspira (SC, 65). … la fede ha sempre avuto in pregio la scienza, non solo, ma la stima, la diffonde e se ne avvale… Andiamo giustamente superbi a non voler trovare tenebre nella scienza umana, che è la nostra propria sfera in cui fummo messi da Dio; ma siamo santamente umili nell’abbandonarci al suo Magistero divino e lasciarci condurre fra le oscurità della Fede (SC 602).

Monsignor Petagna, come uomo di cultura si tuffa totalmente nella scienza, ne apprezza e ne ammira le meraviglie, ma non si fa fuorviare da esse. La sua cultura spazia dalla filosofia alla letteratura, dal pensiero classico ad autori contemporanei. Possiede una sorprendente conoscenza della Bibbia oltre che della teologia italiana di quel periodo. Questo possesso agile, ampio, puntuale dei testi scritturistici non lo usa come risorsa marginale, ma come fonte d’origine, come punto di partenza. La rivelazione biblica è per lui fonte di fede e alimento di vita. Infatti egli afferma che l’uomo quando si scosta dalla verità del Vangelo, si avvicina al non essere (SC 601).
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Il giovane Petagna ebbe una formazione superiore con particolare intensità e singolare approfondimento di contenuti, non solo dovuto al suo impegno ma anche al livello di preparazione dei docenti che in quel periodo svolsero a Napoli un lavoro accademico che ha lasciato traccia duratura. Alcuni dei suoi maestri hanno pubblicato diverse opere accademiche d’un certo rilievo, altri hanno raggiunto l’episcopato; tutti furono apprezzati per la loro spiritualità, ciò che sarà una caratteristica costante anche nel Petagna.

Durante gli anni della formazione (1829-1835) il Petagna espresse il suo amore e la propria passione per lo studio, un bagaglio qualificato e sicuro, che lo accompagnerà per tutta la vita. Alla sua morte si ritrovarono raccolti da lui circa 2000 volumi, libri pregevoli del 500, del 600, del 700 e dell’800 che comprovano la vastità e l’altezza della sua cultura.

Nel 1841 Petagna insieme ad altri studiosi del clero napoletano fondano la rivista “La scienza e la fede”. La rivista, pur essendo di indole essenzialmente religiosa, non escludeva valutazioni di ordine politico, esponeva problemi filosofici, teologici e letterari, per mettere i lettori anche al corrente di quanto si pubblicava a riguardo in Europa. Egli era convinto che il sapere e la scienza diventano insegnamento nel momento in cui vengono distribuiti al popolo.
Petagna, giovane ed adulto, si trovò a lavorare nella società gomito a gomito con il razionalismo agnostico, il quale affermava che la ragione umana può in principio essere la fonte di ogni conoscenza e che non è umanamente conoscibile una risposta rispetto al problema della conoscenza di Dio; e col positivismo ateo e indifferente. Il positivismo cerca di capire il mondo partendo unicamente dalla scienza che è ritenuta capace di dominare la natura per cui è considerata garanzia infallibile del destino dell'uomo. L'unica conoscenza che l'uomo ha di tutto il mondo, secondo il pensiero positivistico, è di tipo scientifico costruita attraverso l'osservazione dei fenomeni, la formulazione di ipotesi e la loro verifica sperimentale; la scienza deve essere assolutamente indipendente dalla religione; ogni manifestazione della natura e dell'uomo sono spiegabili scientificamente.

Secondo il costume del tempo, il Petagna s’impegnò nella più strenua difesa della verità con l’apologetica che gli consentiva la sua vasta cultura, alla quale si era dedicato fin dalla giovane età, come riportano i suoi biografi.

Dice il canonico Lorenzo de Gregorio nell’elogio funebre: Francesco Petagna mette Dio a capo d’ogni sua azione, a Lui dirige il suo pensiero, i palpiti, le ore, le sue tenerezze. Se si versa allo studio delle letterarie cognizioni, Dio gli apre la mente nell’acquisto di tanta bellezza di stile, da farlo richiedere per uno dei più strenui collaboratori del periodico “La scienza e la Fede”… Se apprende le filosofiche e teologiche discipline nell’Almo Liceo Arcivescovile, tanto in Dio si solleva, da imparare a perfezione quegli infallibili veri, che sorpassano l’umano intelletto… Se nell’intelligenza delle Scritture avvia il suo pensiero, voi lo vedete profondo professore di Bibbia, da condire di sacri testi ogni familiare discorso ed imparare il greco e l’ebraico idioma all’interpretazione degli originali. Se legge le opere dei Santi Padri, si compenetra della sapienza del secolo in cui vissero, adattandoli alle circostanze dei tempi. Né tralascia in ultimo, come erudizione dell’intelletto, lo studio delle lingue moderne, per modo che versatissimo come fu nella lingua francese e inglese, diviene l’ammirazione universale e la delicata conversazione di personaggi esteri, che lo richiedono come direttore delle loro coscienze.

Diede prova di profonda dottrina e di impareggiabile destrezza nel porre in debita correlazione i testi della Scrittura, illustrandoli con l’esposizione dei Padri, spiegando il testo greco ed ebraico nella versione della Volgata, tradotta da san Girolamo. Attingeva dalla Sacra Scrittura per confutare gli errori della filosofia del suo tempo.

Nel giornale “L’Aurora” leggiamo: Versatissimo nelle scienze filosofiche e nelle teologiche. Aveva attinto alla fonte originaria di esse, alla Bibbia, nella intelligenza della quale primeggiava fra tutti. E perché nell’interpretazione del Sacro Testo non desse in fallo e fosse sostenuto da guida sicura, univa alla conoscenza della lingua greca ed ebraica una vasta erudizione dei Padri e degli Espositori della Chiesa… La sua grande pietà lo fece sapiente, essendo scritto che il timore di Dio è principio della sapienza. Monsignor Petagna era dottissimo. La Scienza Cattolica merita di essere ponderatamente letta e meditata… una ricca luce alla mente, un vivo calore ne viene al cuore intorno alla verità della nostra santa religione e della nostra santa chiesa.
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Monsignor Petagna eccellente rappresentante della cultura del tempo, come testimoniava la sua imponente biblioteca, ricca di vasti settori del sapere, non poteva contentarsi che il suo clero non andasse oltre la nuda conoscenza professionale della verità; perciò appena in diocesi rivolse la sua sollecitudine pastorale innanzitutto alla formazione del clero, con l’introdurre nel seminario lo studio del greco e dell’ebraico. Esortava ad approfondire la cultura, qualità fondamentale per conoscere in profondità il proprio popolo, per poterlo guidare con saggezza, e per dialogare con il mondo circostante. La pastorale non è astratta programmazione e un clero all’altezza della situazione avrebbe potuto avere un ruolo essenziale nelle comunità e costituire un punto di riferimento nell’opera di rinnovamento intrapresa.

Concludo con una citazione tratta dall’istruzione sulla Vita del Cristiano “Ogni scienza è vana se non tende allo scopo per cui l’uomo è fornito d’intelletto; ogni discorrere è falso se la ragione umana non s’attiene al sommo oggetto per cui fu donata da Dio; ogni sapere per quanto sia vastissimo, sarà stoltezza se non s’appiglia alla divina sapienza. Questa è quella scienza gustosa, sapida scientia, come la chiamò san Tommaso, la quale fa assaporare il bello, il vero, il buono che unicamente si trova nella sostanziale bellezza, verità e bontà infinita che è Dio”.

Per acquisire questa scienza sono indispensabili due condizioni: la necessità della preghiera e la purificazione del cuore; è necessario essere umili, sapersi fare piccoli, perché la verità ci rischiari e la scienza ci illumini.