Riflessioni

Il desiderio dell'amore di Francesco Saverio Petagna per gli altri

 Per capire l'amore che mons. F. S. Petagna ebbe per gli altri bisogna partire dallo studio del Vangelo di Matteo cap.22 vers.27, dove troviamo il comandamento più grande: " Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente...amerai il prossimo tuo come te stesso" .

Gesù riduce i dieci comandamenti ad uno solo, quello dell'amore, perché chi ama sinceramente osserva tutti gli altri. Secondo questo comandamento il motivo dell'amore del prossimo non è più un sentimento di solidarietà umana, un gesto di liberalità o di buon cuore, ma è un motivo teologico : bisogna amare tutti come li ama Dio, agire come agisce Lui. Amare significa continuare, prolungare nel tempo l'azione divina. L'amore per il prossimo, quindi, ha la sua sorgente in Dio. Non potremmo essere misericordiosi come il Padre celeste, se il Signore non ce lo avesse insegnato e lo Spirito Santo non ce ne desse la capacità. Questo amore viene da Dio ed esiste in noi per il fatto stesso che Dio ci ha fatti suoi figli. Venuto da Dio, l'amore ritorna a Lui ; amando i nostri fratelli, amiamo il Signore stesso. La carità cristiana è imitare il gesto di Dio che dona gratuitamente il Figlio suo per la salvezza di tutti gli uomini peccatori, senza merito alcuno da parte loro. Essa è dunque universale e non lascia sussistere alcuna barriera sociale o razziale.

Mons. Petagna aveva capito pienamente il precetto dell'amore sopra descritto e cercava di mantenerlo in vita attingendo, quotidianamente, dalla Parola di Dio la forza per metterlo in pratica. Il suo amore per il prossimo è sintetizzato in due espressioni del popolo, che mettono in luce il suo grande cuore, la prima è la frase che il popolo stabiese fece scrivere sul sarcofago che custodiva i suoi resti mortali nel cimitero di Castellammare di Stabia: " Visse beneficando, morì povero". Questa espressione ci fa capire che mons. Petagna ha amato gli altri non solo come se stesso, ma più di se stesso, cioè come li ama Gesù. La seconda espressione , che troviamo riportata nel giornale L' Aurora, è questa: "mons. Petagna è l'immagine della carità di Dio sulla terra". Questa seconda affermazione ci conferma quanto detto nell'introduzione, cioè che mons. Petagna amava tutti come li ama Dio e prolungava nel tempo l'azione divina.
Egli ebbe una carità particolare verso il clero e nella lettera al capitolo cattedrale del 30 luglio 1869 così si esprimeva: " Sento d'amarvi assai in Gesù Cristo e che non mentisco sallo Iddio, profondo scrutatore de' cuori umani...Il nostro amore si rafferma e si purifica, s'invigorisce avendovi per base, per mira, per fortezza quello che Gesù Cristo stesso ci lasciava in terra, a poterci stringere sicuramente attorno alla sua divina persona".
Molto commovente, penetrante, e rassicurante è l'affermazione che il venerabile vescovo esprime nella lettera pastorale del 1871: " Il dovere di pastore e salvatore delle anime mi fa versare lacrime amare dagli occhi e tenermi pronto anche a dar la vita e vuotare di tutto il sangue le vene per far salve le mie pecorelle".
Mentre nella lettera al suo diletto clero e popolo del 3 luglio 1858 si rende disponibile ad accogliere le sue pecorelle con amore di padre: " Venite con fiducia al vostro Pastore ed esponetegli tutti i vostri bisogni, ché egli con amore paterno è sempre pronto ad accogliervi, a consolarvi nelle vostre tribolazioni e a rimenarvi ai pascoli salutari della vita celeste".
Mons. De Gregorio ci riporta un'altra bellissima affermazione del nostro amato Fondatore: " Io ho amato il mio clero e sallo Iddio quante volte ho offerto il sacrificio di mia vita alla santificazione di esso".
Mons. Michele De Iorio, invece, fa una lunga descrizione dell'amore di Petagna per gli altri: " Egli è il martire della carità, l'angelo consolatore delle miserie umane, nel tugurio del povero come nei palazzi dei ricchi...mostrò compassione verso i poveri e gli infelici. La sua carità lo spinge ad impegnarsi alla conservazione e all'aumento della fede nel suo gregge. Egli pon mano all'opera dirigendovi tutti mezzi che erano in suo potere e che nella sua saggezza giudica più opportuno. Apre le cappelle serotine, fonda il Sodalizio degli Immacolatisti...i quali attendevano pure all'istruzione dei fanciulli più abbandonati... Oltre ai giovani leviti nel seminario e ai giovani laici nel Ginnasio,egli porta il pensiero alle giovanette del popolo e delle famiglie civili. Vede tante figlie sventurate: le orfanelle tanto esposte ai pericoli e per salvarle fonda il Ritiro dell'Immacolata. Vede tante figlie,e povere e agiate, crescere tra le seduzioni di un mondo traviato, e similmente fonda per loro a proprie spese, l'Istituto delle Vittime dei Sacri cuori. Così pure sotto il suo governo e con la sua approvazione nacquero in Castellammare di Stabia due istituti quello delle suore Alcantarine e quello delle suore Compassioniste . " Tutti si sentiva di aver amato, niuno odiato, specialmente nel clero sentiva di aver avuto sempre il cuore affettuoso e lo dichiarava".
Il canonico Gambardella ,nel giornale l'Aurora, affermava: "Il suo cuore sacerdotale addiveniva addirittura impaziente per la salvezza delle anime...non risparmiò fatiche, non curò disagi per farsi tutto a tutti, per tutti lucrare a Gesù Cristo...Siccome i sacerdoti sono parte eletta del popolo cristiano, così mons. Petagna li amò con amore speciale...Fin dai primi giorni del suo governo avrebbe voluto sollevare tutte le miserie, provvedere a tutti i bisogni, soccorrere ogni indigenza sia nello spirito sia nel corpo".
Ancora De Gregorio afferma di lui: nè sdegna il servizio degli ammalati nel pubblico ospedale degli Incurabili, nè gli fanno orrore i rigori dei detenuti nelle carceri di Castel Capuano, ma apprestando a tutti carità e conforti è divenuto l'angelo soccorritore di quelle miserie".
La stessa testimonianza la troviamo in De Iorio che elogia mons. Petagna dicendo che . "Era un operaio infaticabile nella vigna del Signore, e, quindi, non poteva mancargli quella virtù che è vincolo di perfezione e compimento di tutta la legge: la carità, della quale spandeva d'intorno il sorriso confortevole di una fiorita beneficenza. Va nei pubblici ospedali ad assistere gli infermi, va nelle prigioni a sollevare i detenuti,va nelle abitazioni a portarvi la consolazione.
Mons. Petagna fondò a Castellammare un ospizio per fanciulli orfani e dimostrò una carità predominante per le orfani.
Il pubblico asserisce di lui che è zelante, operativo,elemosiniere, generoso verso tutti i bisognosi. Anche a Marsiglia fu l'uomo della carità.
Sempre nel giornale l'Aurora si legge che la carità di Petagna fu modesta, universale: non vi fu lacrima che non asciugasse, non dolore che non lenisse. Informato alla vera carità di Cristo mirava solo al bisogno dell'indigente. La sua carità schiuse le sue braccia amorevoli a tutte le sventure. Incoraggiava tutte le opere e proteggeva tutte le classi: religiose, civili e sociali.
La sua carità fu costante e le acque della calunnia e della ingratitudine non valsero a spegnerla mai, nemmeno quando fu costretto ad andare in esilio dimenticò mai i suoi figli versati nel dolore e nella cresciuta miseria spaventevole, spendendo grosse somme, frutto delle sue apostoliche fatiche colà esercitate con stupore, meraviglia ed affetto di quanti lo videro, lo conobbero e lo caratterizzarono: carità di Dio visibile in terra.
La sua carità fu inesauribile e la esercitò per tutta la vita, morendo da povero, privo di tutto,bisognoso di chi si occupasse dei suoi funerali. Alla sua morte,però,era presente una grande ricchezza: le lacrime abbondanti dei poverelli, soccorsi da lui, che piovvero sul popolo di Stabia come rugiada del mattino e spinsero il popolo a scrivere sul suo sepolcro la stessa frase che gli evangelisti scrissero sul sepolcro di Cristo: " Visse beneficando morì povero".
Mons. Petagna vide la presenza redentrice in ogni sofferenza umana e cercò di seguire le orme di Gesù. Ce ne dà conferma anche la testimonianza del sacerdote Vincenzo Longobardi (Positio, pp117-118) il quale ci racconta che, entrando un giorno forse in una casa religiosa, vide un quadro del Buon Pastore, lo colpì fino al pianto una pecorella che sanguinava da una larga ferita, e boccheggiando quasi a morire, dal Pastore era tenuta avvolta al collo e pareva ricevesse sollievo dall'accoglienza del mite pastore. Sotto c'era scritto: " Io sono il Buon Pastore...sono mite ed umile di cuore". Rivolto ad un compagno disse: " Vorrei scrivere sotto questo quadro: " Ritratto di mons. Petagna"...Egli fu veramente il buon pastore.
A questa testimonianza fa eco mons. De Seta quando afferma (pag.50-51): " Il pio prelato poggiava le sue relazioni con i sacerdoti sulla base di una carità soprannaturale e di vera amicizia sacerdotale, affinché la loro azione pastorale fosse più proficua e fruttuosa.
Si sentiva il padre dei sacerdoti nel senso pieno della parola:per l'ordinazione conferita dava loro qualcosa del suo spirito, del suo sacerdozio,del suo carattere. Si considerava padre della vita spirituale e apostolica dei suoi sacerdoti; in quanto egli sentiva di avere la responsabilità della missione di guidarli alla santità e si preoccupava di porre ciascuno di essi nelle migliori condizioni, per il suo maggiore rendimento soprannaturale e apostolico nel campo della diocesi. Chiamava i sacerdoti a colloquio; s'interessava premurosamente delle loro condizioni spirituali e intellettuali, senza trascurare le materiali. Favoriva quelle iniziative ordinate al rinnovamento della vita sacerdotale...Non eludeva i problemi, non ne rinviava le soluzioni. Eliminato ogni autoritarismo giuridico, passava fraternamente all'azione guadagnandosi la fiducia anche degli sfiduciati. Andava a trovare i sacerdoti con semplicità, si sedeva alla loro tavola come fratello; li coinvolgeva nelle decisioni di base della pastorale diocesana,cercava di decidere con loro,ne accoglieva le giuste richieste fomentando unità d'intenti tra pastore e clero. Il palazzo vescovile era diventato la casa dei preti e dei poveri".
Sempre Mons. De Seta (pp.277-278) scrive di lui: " Vescovi, prelati, religiosi, illustri, sacerdoti e laici onorarono in vita di stima e benevolenza il Servo di Dio, ne magnificarono le virtù e ne affermarono, senza reticenze e riserve, la santità di vita.
A mons. Petagna portava stima e affetto anche il Papa Pio IX il quale in occasione dell'istruzione pastorale del Vescovo stabiese sull'Enciclica e sul Giubileo del 1865, gli scriveva: -" Venerabile fratello, solenne e apostolica benedizione. Abbiamo ricevuto, venerabile fratello, la tua lettera e la tua istruzione pastorale ad essa unita, e come abbiamo goduto dei sensi di affetto e di ossequio che ci hai espresso con la lettera, così abbiamo pensato che si debba lodare la perspicuità, con la quale hai spiegato al popolo la necessità e l'opportunità della nostra Enciclica. La storia, infatti, che esponesti dell'umana cattiveria e della perpetua lotta tra l'errore e la verità, il rimedio offerto a questo male dalla luce, che illumina ogni uomo per mezzo della Chiesa e per questa Cattedra di verità; la ragione di cui è lecito servirsi, messo da parte il beneficio, ossia la docilità del cuore e la sottomissione della mente; l'esposizione della nostra dottrina per capitoli, che svelano il nesso delle proposizioni condannate; e in ultimo ciò che riguarda l'errore della religione e dell'umana società...Mentre ci congratuliamo con te, per lo zelo pastorale e le tue fatiche per le anime, t'impartiamo di tutto cuore la nostra Apostolica Benedizione, l'auspicio di copiosa benedizione divina, insieme al popolo di Castellammare".
Mons. Michele De Iorio (Pomeriggio di fuoco p.279) così ricorda mons. Petagna" Egli è l'uomo di Dio, l'esemplare di esimie virtù, il benefattore amoroso dei simili. In lui, vescovo insigne, rifulsero in grado eminente la perfezione della vita e lo zelo per la salute delle anime; la prudenza del governo e la cura paterna dei prossimi; la fermezza del carattere e la mitezza dell'umiltà. E tutto questo accoppiato a una scienza robusta, che lo annoverò tra i più dotti Prelati contemporanei".
A noi sue figlie mons. Petagna lasciò la sua più grande ricchezza, che,con sacrificio e costanza, aveva accumulato nei suoi 66 anni di vita terrena: la carità che nelle Regole Originali ci addita con le parole: " Le Vittime dei Sacri Cuori correranno dovunque c'è un dolore da lenire e un bene da fare...e non sarà povero, infermo, afflitto, sia di corpo sia di spirito, che non abbia a sperimentare la carità delle Vittime dei Sacri Cuori di Gesù, Giuseppe e Maria" (n° 50 Reg. Orig.). Mons. Petagna prima ha sperimentato per tutta la vita che attingendo la forza dalla Parola di Dio questa porta i suoi frutti praticandola e poi ce l'ha additata come via unica per vivere secondo gli insegnamenti di Cristo. Se non seguiamo le sue orme saremo responsabili davanti a Dio e davanti agli uomini e la nostra vita sarà vuota.