Scuola di preghiera

La preghiera frutto della contemplazione del Cristo crocifisso e risorto

L’immagine del crocifisso di san Damiano ha fortemente impressionato Francesco; da quel momento la croce venne ad imprimersi profondamente nella sua persona: «Da quel momento si fissò nella sua anima santa la compassione del crocifisso e, come si può pienamente ritenere, le venerande stimmate della Passione, quantunque non ancora nella carne, gli si impressero profondamente nel cuore» (2Cel 10: FF 594).
In Francesco di Assisi sono due gli avvenimenti che hanno determinato il corso della sua vita: il bacio del lebbroso e l’esperienza del crocifisso. Ciò che unisce i due avvenimenti è la sensibilità per il dolore degli altri e la disponibilità ad immergersi in esso e lasciarsi da esso permeare. Per tutta la vita Francesco si sente attirato dai lebbrosi, dai miseri, dai sofferenti, resta cioè disponibile per i bisogni degli altri e sensibile per la sofferenza nelle sue molteplici manifestazioni. Tutte le forme della miseria umana, ogni sofferenza che l’uomo subisce o procura ad un altro, tutto ciò ha per Francesco il suo punto di riferimento nella croce. Il crocifisso costituisce allora la risposta alla difficile domanda sulla sofferenza e l’ancora di speranza nel mare del dolore.

Francesco fu talmente colpito dall’amore di Dio che si aggirava piangendo: Piango la passione del mio Signore (3 Comp 14 FF 1413). In questo modo possiamo intuire più facilmente cosa successe a Francesco intorno alla festa dell’Esaltazione della croce del settembre del 1224: in quell’avvenimento divenne visibile nella sua persona ciò che da lungo tempo lo agitava interiormente e che lo aveva lentamente e profondamente modellato. Sul suo corpo si mostrarono quelle ferite che già furono impresse sul corpo di Gesù Cristo Crocifisso: Francesco ricevette le stigmate.
A san Damiano aveva la croce davanti a sé, sulla Verna la porta dentro di sé, trasformandosi in simbolo di Cristo, in un “alter Christus” (Bonaventura). “Tu vieni trasformato in ciò che ami” (Angelo Silesio). La preghiera che trasforma…

È da ritenere che il motivo da cui sono nate le Lodi di Dio, scritte da Francesco sulla Verna, è stata una richiesta di frate Leone, a cui lo stigmatizzato ha risposto rinviandolo al grande “Tu” di Dio e benedicendolo personalmente. L’innamorato del Crocifisso scrisse la carta di proprio pugno dopo aver ricevuto le stigmate, ringraziando così Dio e aiutando allo stesso tempo il suo compagno depresso.
Nelle Lodi Francesco non tratta di se stesso, ma soltanto del “Tu” di Dio. Dunque la preghiera è purificata da ogni relazione all’io, essa è puro sguardo all’altro; è una presa di coscienza sul mistero di Dio, essa è pura lode di Dio. L’essere dell’uomo, la sua piccolezza e indegnità sono ignorate. Le Lodi di Dio assomigliano soprattutto a un inno pasquale, e questo anche se non ricorre il tema della risurrezione di Gesù. L’orante è immerso nella luce e nell’amore di Dio.
Francesco è nella quaresima di San Michele, iniziata nel giorno dell’Assunzione di Maria, 15 agosto. Passa giorni luminosi e dolci, conversando continuamente con Dio. La conversione celeste fortifica l’anima, illumina la mente, purifica i sensi, nutre la volontà, così che tutto si fa di Dio. E ogni mattina è un risvegliarsi in attitudine di preghiera, in sete di desiderio; risvegliarsi alla gioia dell’unione, alla pace del possesso, al sacrificio dell’offerta. E ogni giorno è un’invocazione piena di abbandono, con l’anima colma di commozione per la grandezza di Dio e la santità delle sue opere e la dolcezza della sua amicizia. E ogni notte la sua anima è divorata dal desiderio di Dio, di perdersi nel suo infinito vasto incendio per rinascere vivificata, rinnovata.
E giunge il 17 settembre. Il domandare si fa desiderio bruciante di essere penetrato dallo stesso amore e dallo stesso dolore di Cristo. Francesco è trasformato, trasfigurato in Cristo. L’Amore ha trasfigurato l’amante nell’Amato. Inabissato in Dio, riemerge inebriato. Ebbro di felicità, grida questi balbettìi, che tentano esprimere l’Inesprimibile e parlare dell’Ineffabile.

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