Scritti di Mons. Petagna

Lettera dall'esilio del 2 gennaio 1863

2 gennaio 1863
Figliuoli dilettissimi
non può non trovarmi gradita qualche vostra come esterna testimonianza di quell'affetto che sempre avete nutrito per me indegnissimo. Si rivela così anche più la speranza, sapendomi allora di essere quasi a conversare in mezzo a voi e comunicare a vicenda i reali sentimenti dell'animo. Mai ho compreso tanto l'affetto che può produrre su di un cuore affranto dalla desolazione il vivifico raggio della spernaza, quello senza il sostegno di questa cadrebbe in un mortale abbandono. E' vero che anche qui mi consacro, quanto posso a formare Gesù Cristo nelle anime, alle quali egli stesso mi diresse da Roma, le quali man mano si vanno confidando, ma non sono quelle del gregge affidatomi, non quelle fornitemi dalla mia sposa di Castellammare. Beato il vostro e mio Aracri che ha compiuto la carriera del dolore ed è giunto ad assidersi nel festno celeste che... quanto Dio! Sallo Iddio se mi ha destinato raggiungerlo senza abbracciarvi altra volta in questo deserto di affanni