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Monsignor Francesco Saverio Petagna, un riflesso della luce divina

O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo amore su tutta la terra. La creazione, opera meravigliosa delle tue mani, espressione della tua luminosa bellezza, esiste solo per un tuo atto d’amore libero e gratuito. Tu hai posto Signore del creato l’uomo, voluto a immagine del tuo Figlio Gesù, e a lui affidasti tutte le cose. Ognuno di noi esiste e realizza il tuo progetto nella misura in cui si lascia amare da te e si lascia trasformare da te in amore e dono d’amore per i fratelli.
La misericordia di Dio, che ci avvolge e ci rende amabili, vogliamo sempre più accoglierla e riconoscerla come sorgente di vita, come luce che rischiara, come fuoco che riscalda e purifica. Chi accoglie l’amore, accoglie la luce e diventa una favilla, un riflesso della luce di Dio perché Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. (cfr 1Gv 1, 5-6; 2, 8-10).
Apriamo gli occhi a questa grande e unica verità: Dio è amore – Dio è luce.
Dio è amore e ci trasfigura in amore; Dio è luce e ci trasfigura in luce. L’amore è il senso vero della vita. Possiamo fare a meno di tante cose, mai dell’amore. È essenziale, è la sintesi di tutti i doni di Dio. Gli uomini di Dio – i santi - fanno spazio al suo amore e come uno specchio, essi non imprigionano l’amore, ma lo riflettono e lo diffondono intorno, facendo sentire i suoi effetti benefici.
Questo nostro incontro festoso, carissimi bambini, genitori ed amici, è il segno concreto dell’infinito desiderio che abita il nostro cuore: entrare nel mistero d’amore di Dio, anche guardando la vita dei suoi amici; tra questi annoveriamo il nostro amato vescovo e fondatore Francesco Saverio Petagna.
Ci troviamo in una chiesa particolare, detta concattedrale, cioè questa insieme alla cattedrale di Sorrento è quella chiesa presieduta da un successore degli apostoli, il vescovo, maestro e pastore della comunità locale. Il vescovo attuale è mons. Felice Cece, presente in mezzo a noi a presiedere questo nostro incontro festoso. Noi La salutiamo affettuosamente, eccellenza, e La ringraziamo per la sua paterna e cortese partecipazione.
Nel periodo 1850 – 1878 è stato vescovo di questa diocesi mons. Petagna, un vescovo a noi tanto caro per tanti motivi. Voi avete avuto modo di conoscere un po’ questo vescovo, impegnandovi a partecipare attivamente e con entusiasmo ammirevole al concorso “Monsignor Francesco Saverio Petagna un riflesso della luce divina”. Avete conosciuto il Petagna che, rispondendo alla chiamata divina, da giovanissimo dona il suo cuore tutto a Dio e a lui solo, diventando sacerdote, cioè uomo consacrato al servizio di Dio e proprio perché tutto di Dio ama intensamente tutte le persone che avvicina soprattutto i più poveri, gli orfani, i carcerati, gli ammalati; ha compassione di loro e niente e nessuno lo ferma nel suo impegno pastorale, nemmeno l’esilio, cioè quel tempo che vive in Francia a Marsiglia, lontano dalla sua amata diocesi di Castellammare.
Di là invia delle lettere pastorali alla sua Chiesa segno della sua paternità e del desiderio di essere sempre vicino ai suoi figli. Così scrive in una del 1864: …il sacerdote in qualunque angolo della terra del globo rimanesse, sempre trovasi nel dominio di suo padre, perché l’intera terra è del Signore, e dappertutto trova una patria, dei fratelli, un ministero d’amore da esercitare. E continua: Era per noi dolcissimo aprire le nostre viscere e sollevare l’affamato, l’ignudo, l’afflitto, allorché eravamo in mezzo ad essi. Ma giacché piacque al Signore separarci dai poverelli, e degnossi renderci come uno di loro, ci rivolgiamo a voi Figliuoli miei, perché continuiate voi a spezzare all’affamato il pane, a ricoverare il povero e il ramingo, a rivestire l’ignudo ed allora per voi splenderà la luce della grazia….
In queste parole si sente il suo abbandono fiducioso a Dio Padre che tiene ogni uomo nel suo cuore; Francesco Saverio nella sua solitudine, nel suo deserto, nell’esilio è pacificato dalla preghiera del salmo 23: anche se dovessi camminare in una valle oscura non temerò alcun male perché tu sei con me. Si sente nella lettera la sofferenza di un padre che non può essere vicino ai suoi poveri, quelli che aveva conosciuto e ora tornano insistentemente nella sua mente e bussano alla porta del suo cuore.
Tante sono le testimonianze che esaltano la carità che aveva preso possesso del cuore di Francesco Saverio Petagna, da renderlo tutto a tutti. Molto bella è un’affermazione del sacerdote Giuseppe Tito, che lo aveva conosciuto personalmente; dice:
La sua carità fu inesauribile, perenne. Egli tutta comprese la sua missione apostolica che è missione di carità operosa, la svolse in tutta la sua vita, l’ebbe compagna inseparabile sino all’ultimo respiro; e quando venne la morte per lui, egli la guardò in faccia, e poi sorrise; ed in quel sorriso ultimo placidamente e serenamente chiuse gli occhi conscio di aver fedelmente compiuto il proprio dovere, la missione di carità affidatagli dalla Provvidenza divina, morendo da povero privo di tutto. Alla sua morte le lacrime dei poverelli, soccorsi da lui, caddero nel seno di Dio: Iddio le raccolse e le ripose nei tesori delle sue misericordie, e quelle lacrime piovvero sull’anima bella e candida di lui luce celeste raggio della bellezza eterna di Dio; e piovvero ancora su di noi, su Stabia tutta come rugiada del mattino.
Se Dio, per la sua bontà misericordiosa, ha fatto risplendere la sua luce in Petagna, rendendolo un suo riflesso d’amore per i fratelli, a noi è dato accogliere l’opera che Dio ha compiuto e, attraverso la conoscenza dell’operato di Francesco Saverio, siamo invitati a lodare e ringraziare Dio che chiama tutti a collaborare con lui alla costruzione della civiltà dell’amore.
Con questo intento noi Religiose dei Sacri Cuori che siamo le sue figlie spirituali abbiamo voluto, in occasione del 130° anniversario della sua morte, proporre questo concorso e vogliamo impegnarci con voi a non tenere nascosto questo bel dono che Dio ha fatto alla sua Chiesa.
Esprimo il mio grazie a tutti voi che avete dedicato tempo alla realizzazione di questa manifestazione; oltre ai partecipanti al concorso, ringrazio il professore e preside Adolfo Manzione, il professore Antonio Puorro, la professoressa Marilena Smilzo; essi con professionalità, con spiccata sensibilità all’arte, spinti anche dall’affetto a questa nostra famiglia religiosa e scolastica, hanno esaminato gli elaborati e hanno fatto la loro scelta, forse con un po’ di difficoltà, data la spontaneità che affiorava da ogni lavoro, hanno dovuto stilare una classifica, ma i vostri lavori, cari bambini, sono tutti premiati per l’amore che ha guidato le vostre menti e le vostre mani.
Ho gioito quando le consorelle mi hanno parlato dell’entusiasmo e dell’impegno che voi alunni, ma anche voi genitori ed ex alunni, avete manifestato nel realizzare, con tanta partecipazione, disegni, testi in prosa e in poesia e anche delle composizioni musicali, che avremo il piacere di ascoltare. Gli elaborati sono tutti belli; essi rispecchiano la luce dei vostri limpidi occhi, cari bambini, e preghiamo perché possiate conservarla per tutta la vita e diventare anche voi un riflesso della luce divina. Noi suore siamo rimaste contagiate dalla vostra gioia, scaturita dalla conoscenza diretta del fondatore che vi ha portato ed esclamare, con spontaneità: Ma è proprio un santo, il nostro fondatore!
È bello stare a contatto con le persone di Dio; esse ci riempiono il cuore di gioia e ci illuminano d’immenso.
A tutti voi qui presenti il mio grazie e l’augurio che si realizzi, per la grazia di Dio il suo volere: Siate santi, perché io sono santo (cfr Lv 11, 44-45).

A laude di Cristo. Amen.

Castellammare di Stabia, 20 maggio 2009