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Vita consacrata: una sfida?


La Chiesa da sempre si confronta con tante sfide e provocazioni che la società presenta, provocazioni di vario tipo, il più delle volte sollevate da chi non riesce a vivere la fede, da chi forse non ha avuto modo di conoscerla e approfondirla in modo tale che essa potesse dare senso alla propria vita. La vita consacrata da sempre propone uno stile di vita che pare vada controcorrente a quelle che sono le esigenze fisiche, psicologiche, sociologiche dell’uomo. La professione dei Consigli evangelici, infatti viene vista spesso come una mutilazione della libertà dell’uomo e del suo essere, forse perché si guarda ad essi sottolineando l’aspetto della rinuncia e non quello della scelta. Mi spiego meglio: se decido di andare al mare e non in montagna è evidente che rinuncio alla montagna a favore del mare, ma non sto a crogiolarmi sul fatto che ho rinunciato alla montagna bensì mi godo il tempo che mi è dato di stare al mare. Qualcuno può contestare la mia scelta, ma se l’ho fatta liberamente sarò felice di viverla!

Gesù nel Vangelo di Matteo (19,12) ci dice che «vi sono eunuchi che si sono resi tali essi stessi per il regno» esistono cioè degli uomini che, liberamente, hanno scelto il celibato come totale servizio di Dio. Sia ben chiaro, come dice san Paolo ai Corinzi «Ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro» (1 Cor 7, 7), non si tratta quindi di sottovalutare chi sceglie il matrimonio e la formazione di una famiglia propria, ma di ricordare che la scelta della vita consacrata non equivale al disprezzo delle relazioni umane, degli affetti fraterni, bensì come ci ha detto Gesù stesso: “non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13-16). La persona consacrata è chiamata in modo particolare a vivere questa Parola, a conformarsi cioè a Cristo che ha dato la propria vita per noi.

Nell’esortazione apostolica post sinodale Vita Consecrata, che abbiamo preso come filo conduttore di queste nostre riflessioni Giovanni Paolo II così si esprime “Il compito profetico della vita consacrata viene provocato da tre sfide principali rivolte alla stessa Chiesa: sono sfide di sempre, che vengono poste in forme nuove, e forse più radicali, dalla società contemporanea, almeno in alcune parti del mondo”. Queste sfide sono rappresentate dall’ “ingordigia dei beni, la bramosia del piacere, l’idolatria del potere, cioè la triplice concupiscenza che segna la storia ed è all’origine anche dei mali attuali” come è esplicitato nell’Istruzione “Ripartire da Cristo. Un rinnovato impegno della vita consacrata nel terzo millennio”, della Congregazione per gli istituti di Vita Consacrata e le Società di vita apostolica .

Si tratta, come dicevo prima di sfide di ordine psicologico: l’uomo vuole sentirsi libero, vuole decidere da solo della propria vita e questo viene a cozzare con “l’obbedienza” vista proprio come limite alla libertà personale; di ordine fisico: nella ricerca della felicità l’uomo pensa di trovarla nell’ottenimento del piacere, nell’uso disordinato delle sue capacità umane il contrario insomma della castità che viene intesa come negazione dell’amore naturale e non come atto gratuito di donazione dell’Amore vero; di ordine sociologico: il desiderio di potere, di dominare, di prevalere sugli altri che spesso considerati nemici da cui proteggersi e non fratelli con cui condividere la vita, contrasta con il concetto di povertà evangelica che vuole proporre una condivisione che permetta a ogni uomo una vita dignitosa.

Il Papa, sempre nell’esortazione Vita Consecrata ci ricorda che “I consigli evangelici non vanno considerati come una negazione dei valori inerenti alla sessualità, al legittimo desiderio di disporre di beni materiali e di decidere autonomamente di sé. Queste inclinazioni, in quanto fondate nella natura, sono in se stesse buone.” (VC 87) è l’uomo che essendo indebolito dal peccato ha la tendenza ad usarle nel modo sbagliato, ad idolatrizzarle.

I consigli evangelici, più comunemente conosciuti come “i voti religiosi” rispondono così alle provocazioni della società, anzi rappresentano una sfida per essa. Tocca a noi religiosi viverli nella coerenza e nella fedeltà al Signore e al suo Vangelo perché essi siano motivo di riflessione per chi ci vive accanto e non motivo di scandalo.