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2 febbraio: Giornata Mondiale della vita consacrata

La festa della presentazione al Tempio segna anche una ricorrenza particolare voluta da Giovanni Paolo II: la giornata mondiale della vita consacrata.
La prima celebrazione della Giornata della Vita consacrata, ebbe luogo per la prima volta il 2 febbraio 1997 e fu voluta da Giovanni Paolo II per “aiutare l'intera Chiesa a valorizzare sempre più la testimonianza delle persone che hanno scelto di seguire Cristo da vicino mediante la pratica dei consigli evangelici e, in pari tempo, vuole essere per le persone consacrate occasione propizia per rinnovare i propositi e ravvivare i sentimenti che devono ispirare la loro donazione al Signore” (Dal messaggio di Giovanni Paolo II per la prima giornata della vita consacrata).

In questo primo messaggio il Papa dava una triplice motivazione che lo aveva spinto ad istituire questa celebrazione:
1. Il primo motivo è dato dall' “intimo bisogno di lodare più solennemente il Signore e ringraziarlo per il grande dono della vita consacrata, che arricchisce ed allieta la Comunità cristiana con la molteplicità dei suoi carismi e con i frutti di edificazione di tante esistenze totalmente donate alla causa del Regno”.
2. “In secondo luogo, questa Giornata ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la stima per la vita consacrata da parte dell'intero popolo di Dio”. Il Papa ricorda il n.44 del documento Lumen Gentium , nel quale i padri conciliari affermano che “la professione dei consigli evangelici appare come un segno, il quale può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana”
3. La terza motivazione “riguarda direttamente le persone consacrate, invitate a celebrare congiuntamente e solennemente le meraviglie che il Signore ha operato in loro, per scoprire con più lucido sguardo di fede i raggi della divina bellezza diffusi dallo Spirito nel loro genere di vita e per prendere più viva consapevolezza della loro insostituibile missione nella Chiesa e nel mondo.”

Come non essere grati a Giovanni Paolo II per aver voluto sottolineare la bellezza della vita consacrata con l'invito ad aprire lo spirito alla meraviglia e allo stupore per la bellezza della vocazione consacrata, riflesso della "bellezza divina", «splendore di fronte al quale ogni altra luce impallidisce, infinita bellezza che, sola può appagare totalmente il cuore dell'uomo». VC, 16; per aver seguito il cammino di “aggiornamento” della vita consacrata auspicato dal decreto conciliare Perfectae Caritatis, “un cammino fecondo di rinnovamento, segnato da una parte dal desiderio di fedeltà al dono ricevuto dallo Spirito per mezzo dei Fondatori e delle Fondatrici e, dall’altra, dall’ansia di adattare il modo di vivere, di pregare e di agire “alle odierne condizioni fisiche e psichiche dei religiosi, come pure, per quanto è richiesto dalla natura di ciascun istituto, alle necessità dell'apostolato, alle esigenze della cultura, alle circostanze sociali ed economiche” (Perfectae caritatis, 3).” (Dall'omelia di Giovanni Paolo II per la giornata della vita consacrata 2005); e per aver voluto che questa giornata fosse celebrata a livello mondiale per aiutare “le Chiese particolari a valorizzare sempre di più il dono della vita consacrata ed a misurarsi col suo messaggio, per trovare il giusto e fecondo equilibrio tra azione e contemplazione, tra preghiera e carità, tra impegno nella storia e tensione escatologica”.

Perché il 2 febbraio?
E’ il Papa stesso che ce lo spiega sempre nel messaggio per la prima giornata mondiale della vita consacrata “La Giornata della Vita consacrata sarà celebrata nella festa in cui si fa memoria della presentazione che Maria e Giuseppe fecero di Gesù al tempio "per offrirlo al Signore" (Lc 2, 22). In questa scena evangelica si rivela il mistero di Gesù, il consacrato del Padre, venuto nel mondo per compierne fedelmente la volontà (cfr Eb 10, 5-7). Simeone lo addita come "luce per illuminare le genti" (Lc 2, 32) e preannunzia con parola profetica l'offerta suprema di Gesù al Padre e la sua vittoria finale (cfr Lc 2, 32-35). La Presentazione di Gesù al Tempio costituisce così un'eloquente icona della totale donazione della propria vita per quanti sono stati chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo, mediante i consigli evangelici, "i tratti caratteristici di Gesù vergine, povero ed obbediente" (VC 1)”.
Giovanni Paolo II ci ha additati come “segno di una vita alternativa alla logica del mondo, perché radicalmente ispirata al Vangelo e proiettata verso le realtà future, escatologiche.” (Omelia Giornata della vita consacrata 1998) ricordandoci che la celebrazione della giornata della vita consacrata è una buona occasione per “ribadire la vostra fedeltà a Dio con l’entusiasmo e la generosità di quando pronunciaste per la prima volta i vostri voti! Ripetete ogni giorno il vostro “sì” al Dio dell’Amore con gioia e convinzione” (omelia per la Giornata della vita consacrata 2004).

L’invito rivoltoci dal Papa a restare fedeli alla chiamata del Signore parte dalla sua convinzione che “le persone consacrate contribuiscono in modo determinante all'opera della evangelizzazione, conferendo ad essa la forza profetica che proviene dalla radicalità della loro scelta evangelica” (omelia per la Giornata della vita consacrata 1999), convinzione frutto del suo incontro con le persone consacrate come ebbe a dire lui stesso durante la celebrazione del giubileo della vita consacrata “Essendo stato pellegrino in tante parti del mondo, ho potuto rendermi conto del valore della vostra presenza profetica per l'intero popolo cristiano. Gli uomini e le donne della presente generazione hanno grande bisogno di incontrare il Signore e il suo liberante messaggio di salvezza. E rendo volentieri atto, anche in questa circostanza, all'esempio di generosa dedizione evangelica, offerto da innumerevoli vostri Confratelli e Consorelle, che spesso operano in situazioni disagevoli. Essi si spendono senza riserve, nel nome di Cristo, a servizio dei poveri, degli emarginati, degli ultimi.” (omelia per il Giubileo della Vita consacrata).

L’accoglienza di un dono, soprattutto quando lo si riconosce come dono di Dio, fa sì che dal cuore dell’uomo si elevi un canto di lode: “Lodo con voi il Signore, perché è Amore così grande e bello, da meritare il dono inestimabile di tutta la persona nell'insondabile profondità del cuore e nel concreto dipanarsi del quotidiano lungo le diverse età della vita. Il vostro "Eccomi!", modellato su quello di Cristo e della Vergine Maria, è simboleggiato dai ceri che hanno illuminato questa sera la Basilica Vaticana. La festa di oggi è dedicata in modo speciale a voi, che nel Popolo di Dio rappresentate con singolare eloquenza la novità escatologica della vita cristiana. Voi siete chiamati ad essere luce di verità e di giustizia; testimoni di solidarietà e di pace” (Omelia Giornata della vita consacrata 2002).

Ciò che sembra frenare l’entusiasmo del dono di sé a Dio nella vita consacrata è il pensiero di dover rinunciare a costruire una famiglia propria, Giovanni Paolo II affrontò questa tematica durante la sua omelia in occasione del Giubileo della vita consacrata: “Invitati a lasciare tutto per seguire Cristo, voi, consacrati e consacrate, rinunciate a definire la vostra esistenza a partire dalla famiglia, dalla professione e dagli interessi terreni, e scegliete il Signore come unico criterio di identificazione. Acquistate così una nuova identità familiare. Per voi valgono in modo particolare le parole del divin Maestro: "Questi è mio fratello, sorella e madre" (cfr Mc 3,35). L'invito alla rinuncia, voi lo sapete bene, non è per lasciarvi "senza famiglia", ma per rendervi primi e qualificati membri della "nuova famiglia", testimonianza e profezia per tutti coloro che Dio vuole chiamare e introdurre nella sua casa” (omelia per il Giubileo della Vita consacrata). Un altro ostacolo che spinge spesso i giovani a fare orecchio da mercante di fronte alla chiamata del Signore è ciò che viene definita la rinuncia alla libertà, ancora una volta è proprio il Papa a dare la risposta più bella “Liberi per amare, liberi per servire: così sono gli uomini e le donne che rinunciano a se stessi per il Regno dei cieli. Sulle orme di Cristo, crocifisso e risorto, essi vivono questa libertà come solidarietà, facendosi carico dei pesi spirituali e materiali dei fratelli” (Omelia per la Giornata della Vita consacrata 2003).

Rispondere positivamente alla chiamata del Signore non ci priva, dunque, né della famiglia, né della libertà, ma nella consapevolezza che “ogni realtà di vita consacrata nasce e ogni giorno si rigenera nell'incessante contemplazione del volto di Cristo. La Chiesa stessa attinge il suo slancio dal quotidiano confronto con l'inesauribile bellezza del volto di Cristo suo Sposo.” (omelia per il Giubileo della Vita consacrata), diventa motivo di gioia, di realizzazione, di pacificazione, dà insomma senso al vivere quotidiano e non perché le persone consacrate siano dei santi in terra, ma perché siamo coscienti che la chiamata è un dono divino e che “è in primo luogo il Signore a condurla a buon fine secondo i suoi progetti. Questa certezza che il Signore ci conduce a buon fine, nonostante le nostre debolezze; questa certezza deve esservi di conforto, preservandovi dalla tentazione dello scoraggiamento dinanzi alle inevitabili difficoltà della vita e alle molteplici sfide dell’epoca moderna” (Discorso di Benedetto XVI in occasione della giornata della vita consacrata 2007).

Il 2 gennaio 2009 la commissione episcopale della CEI per il Clero e la vita consacrata ha reso pubblico il messaggio per la XIII giornata mondiale della vita consacrata, messaggio che parte dall'espressione di Paolo: "sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me" per sottolineare come la vita di ogni consacrato sull'esempio di Paolo deve essere una continua conformazione a Cristo.