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Petali di gioia - di don Felice Lammardo

È l’ora!
Una incisione indelebile nella memoria, come un segno scolpito nella roccia: Buonabitacolo 4 agosto 1957 ore 10:00 chiesa parrocchiale “Santissima Annunziata”!
Adsum! E Monsignor Felicissimo Stefano di Rivello O.F.M. mi unge col sacro olio, ordinandomi per sempre sacerdote di Cristo. Ancora la mia carne conserva il brivido di quel momento. Il sacro timore della vigilia…, il senso di smarrimento... Io, proprio io?! Entrare nella tua “tenda”, mio Dio. Attraversare la cortina del mistero. L’ansia della vigilia cerca il soccorso della memoria per trovare nuove conferme che quel momento, tanto desiderato e temuto, era stato opportunamente preparato, che veramente la tua voce aveva parlato al mio cuore, Signore, che non ero stato accecato da una superba illusione, ma toccato da te, nella mia profonda umiltà. Sfoglio velocemente i ricordi: gli anni di formazione in seminario, cruna dell’ago, che ha verificato nel sacrificio, nell’impegno e nella severa disciplina dei tempi, l’autenticità della vocazione e, ancor più a ritroso, la suggestione di quel clima sereno, amorevole e religioso della mia famiglia, la figura del parroco che mi introdusse, fanciullo, all’ufficio di chierichetto... Ma ora il cuore batte forte, sembra voler uscire dal petto, un tremito mi scuote. Ancora poche ore e le mie mani, consacrate, per la prima volta renderanno Dio stesso presente sull’altare, in quel pane, in quel vino..., e sono solo un uomo, anzi, a ventitrè anni, poco più di un ragazzo!
Timore e tremore. Eppure la mia anima altro non anela che amarti, mio Signore, in pienezza, con cuore indiviso, ed essere tua benedizione tra i fratelli, strumento di salvezza e di perdono per gli uomini. E la tua Grazia, allora, che opera proprio nella nostra piccolezza?Già, la tua Grazia! Finalmente una gran pace mi inonda. Il tuo Spirito, la sua azione di grazia, mi rigenererà. Prostrato lì a terra, dinanzi al Vescovo, ai piedi dell’altare, morirà il vecchio Felice e si leverà il nuovo, uguale e assolutamente diverso, sacro. Tu in me ed io in te, per sempre. Circonfuso dal tuo amore, inebriato come da intenso profumo d’incenso, mi abbandono, alla fine, confidente, nelle tue mani per essere “inviato” del Figlio, come Egli lo è del Padre: “Chi manderò e chi andrà per noi?”... “Eccomi, manda me!”.
Mi conforta l’esempio di Maria. Non si è posta tante domande di fronte alla tua chiamata e con sublime atto di fede ha pronunciato incondizionatamente il suo “sì”, levando dalla sua umile condizione creaturale il casto cantico del cuore che, accento di grato amore, pure nel mio risuona.

Tre grandi amori
Le nuove responsabilità del ministero bussano presto e urgentemente alle porte del mio sacerdozio ancora novello: il seminario, la parrocchia, la scuola. Sono stati i primi grandi amori.
Nel seminario, in qualità di educatore, la cura dei giovani, che si forgiavano per la preparazione alla missione sacerdotale, mi ha permesso dì vivere io stesso in formazione permanente, ricevendo gli stimoli per gustare una lunga e ricca primavera spirituale.
lI 20 febbraio 1962, all’età di ventotto anni, S.E. Mons. Aldo Forzoni mi apre un nuovo fronte di missione, nominandomi parroco della parrocchia di Sant’ Angelo di Teggiano. Ha significato darmi tutto a tutti: essere accanto ai poveri e ai sofferenti; entrare come uno di famiglia in ogni famiglia; avere a cuore i giovani, i fanciulli, gli anziani; essere per ciascuno il “buon pastore”. Ha maturato in me il senso più pieno della paternità spirituale. Il sacerdozio è divenuto cassa di risonanza di tutte le povertà e le difficoltà della gente e giardino nel quale coltivare le vocazioni, femminili e maschili, che ho avuto la gioia di veder fiorire e di accompagnare nel loro cammino spirituale. Quante preziose gemme dell’amore di Dio! Il sacerdozio, nell’offerta della vita in comunione con Cristo e nel silenzio della preghiera, è oasi refrigerante per le tribolazioni e le turbolenze dei fratelli, balsamo che lenisce gli affanni e infonde la speranza, beatitudine nella povertà della condizione umana.
La scuola, sebbene in tempi di pedagogia severa e sobria, mi ha dato occasione di interessare i giovani alla cultura, di stimolare l’intelligenza al desiderio della conoscenza e al gusto per la verità, di accendere nelle loro menti e nei loro cuori delle luci, di educarli all’amore e al rispetto della vita e dell’Uomo, di trovare gioia nella figliolanza di Dio e nella fratellanza umana.
La Luce
Una luce poi si spense nella mia vita: la vista si affievolì e tutto intorno diventò ombra. Da allora è iniziata per me un’avventura nuova che, impedendomi di vedere il mondo fisico, mi ha fatto puntare con più attenzione l’occhio dello spirito sulla vita interiore. Inizialmente ho sofferto lo smarrimento di non vedere, poi ho capito che certe luci (la fede, la speranza) non conoscono ombre, sono andato incontro a Cristo e “alla sua luce ho visto la luce”.
L’accettazione dell’handicap, la solidarietà delle persone che mi hanno prestato i loro occhi per continuare a vedere, hanno trasformato la mia cecità in un’occasione di amore: ricevere per dare. L’handicappato non è una persona inutile, ma è ancora un mezzo di cui Dio si serve per far giungere al mondo scintille del suo amore. Vissuto in questa linea, l’handicap è imitazione di Cristo crocifisso e dono di amore.

LASCIA LA TUA TERRA E VA’: UN PICCOLO ESODO
L’11 novembre 1971 segna l’inizio di un’esperienza nuova, il trasferimento da Teggiano a Sapri, dove ho iniziato a reggere la Chiesa di San Giovanni Battista, all’epoca non ancora eretta a parrocchia.
La realtà ecclesiale è diversa ma accogliente. Qui, col trascorrere degli anni, pur nell’inevitabile declino della salute e delle forze, la mia vita assume sempre più sapore “eucaristico”, di rendimento di grazie al Signore per i suoi tanti doni. Per il mio sacerdozio e perché mi ha reso strumento di serenità, di pace e di perdono attraverso il confessionale. Per l’umanità che ho conosciuto nella direzione spirituale di anime, di movimenti e associazioni cattoliche di volontariato (Rinnovamento dello Spirito, Apostolato della preghiera, AVO) e per la gioia di imbandire la Parola di Dio al popolo mediante stazioni di lectio divina. Rendimento di grazie per i confratelli con i quali ho condiviso e condivido il dono ministeriale del sacerdozio, per tutte le persone che mi hanno donato letizia nella comunione in Cristo Gesù e per quelle che mi hanno fatto esercitare le virtù cristiane “attivamente” o nella condivisione solidale della vita.

Petali di gioia
I fiori sono una delizia per gli occhi e per l’olfatto, un firmamento di bellezza e di grazia di cui Dio ha disseminato la terra, come di stelle brillanti e tremule ha cosparso il cielo, e i fiori più belli e nobili ha difeso con acute spine. La vita che il Signore ci dona ha il vivido e gioioso colore dei fiori, è una superba rosa, non meno bella e profumata a causa delle sue spine, seppure caduca.
Innamorato di Dio, della sua bellezza, della sua magnificenza, della sua bontà, della sua misericordia, desidero impartire su tutti voi che celebrate con me il giubileo della mia ordinazione sacerdotale la mia benedizione e, metaforicamente, cospargervi con una pioggia di... piccoli petali di gioia e goccioline di saggezza

Don Felice Lammardo
Per grazia di Dio, sacerdote di Cristo Signore
50° anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale

Buonabitacolo 4 agosto 1957                  Sapri 6 agosto 2007